Maxi processo “Labirinto”: inflitti oltre 200 anni di carcere. I nomi

L’inchiesta ha fatto luce sulle attività di narcotraffico e i tentativi di infiltrazione di alcuni clan nei settori economici del litorale gallipolino.

Si conclude con ben 25 condanne per oltre 200 anni di carcere il maxi processo “Labirinto” sulle attività di narcotraffico e i tentativi di infiltrazione dei clan in alcuni settori economici del litorale gallipolino ed in particolare quello ittico e del servizio di sicurezza nei locali pubblici.

Le condanne

Il gup Maurizio Saso, presso l’Aula Bunker di Borgo San Nicola, ha emesso nella mattinata di oggi la sentenza con rito abbreviato. Inflitti: 20 anni per Vincenzo Rizzo, 54enne di San Cesario, a capo del gruppo che “controllava” il suo paese, San Donato e Lequile (il pm Valeria Farina Valaori ha invocato 21 anni e 4 mesi); 20 anni per Saulle Politi, 46enne di Monteroni di Lecce attivo anche ad Arnesano, San Pietro in Lama, Carmiano, Leverano e Porto Cesareo (chiesti 20 anni); 6 anni e 10 mesi nei confronti di Vito Bollardi, 37 anni di San Cesario (6 anni ed 8 mesi); 12 anni ed 8 mesi per Massimo Cosi 46enne di San Cesario di Lecce (10 anni e 8 mesi); 15 anni per Tommaso Danese 42enne di Monteroni (13 anni e 8 mesi); 10 anni e 8 mesi per Antonio De Carlo, 43enne di San Pietro in Lama ( 10 anni e 10 mesi); 14 anni nei confronti di Rodolfo Franco, 61 anni di San Cesario (12 anni e 20 giorni).

E poi 4 anni e 8 mesi a Ervin Gerbaj 37enne (5 anni e 6 mesi); 4 anni per Marenglen Halka, 37enne (5 anni e 4 mesi); 4 anni ed 8 mesi per Marjus Halka 34enne (5 anni e 8 mesi): tutti originari dell’Albania; 12 anni ed 8 mesi per Francesco Ingrosso, 38 anni di Guagnano (10 anni e 8 mesi), 1 anno e 8 mesi per Gianluca Lorè, 35 anni di Brindisi ( 2 anni); 7 anni per Antonio Malazzini, 46enne di Frigole (6 anni e 10 mesi); 10 anni e 8 mesi per Giuseppino Mero 54enne di Cavallino (10 anni); 5 anni ed 4 mesi per Alessandro Quarta, 35enne di Arnesano (5 anni e 8 mesi); 7 anni per Davide Quintana 37enne di Gallipoli (7 anni); 8 anni per Fabio Rizzo 48enne di San Donato (8 anni e 6 mesi); 7 anni per Alessandro Scalinci, 34enne di Guagnano (5 anni), 7 anni per Gabriella Scigliuzzo, 45enne di Gallipoli (6 anni e 10 mesi); 10 anni e 4 mesi per Michele Sterlicchio 53enne di Lecce (10 anni e 2 mesi), 10 anni per Gabriele Tarantino, 39enne originario di Campi Salentina (11 anni e 2 mesi); 8 anni per Tonio Totaro 40enne di Lequile (7 anni e 4 mesi); 1 anno e 4 mesi per Giovanni Bergamo, 23 anni di Monteroni (1 anno e 4 mesi); 1 anno 6 mesi per Paolo Donno, 40 anni di Martignano (2 anni); 1 anno e 4 mesi per Jessica Pareo, 35enne di Surbo (1 anno e 4 mesi).

Per i principali imputati, il gup ha disposto, una volta espiata la pena, l’obbligo della libertà vigilata (tra i 2 ed i 3 anni). Inoltre, il giudice ha stabilito, per altri, il non doversi procedere per alcuni capi d’imputazione.

Il dr. Saso ha inoltre disposto il risarcimento del danno, da liquidarsi in separata sede, per quattro Comuni salentini che si erano costituiti parte civile. Si tratta di: Carmiano, Lequile, San Cesario e Monteroni, assistiti dagli avvocati Alessandra Viterbo, Americo Barba, Simona Mancini e Tony Indino.

Non solo, anche la confisca di numerosi beni già sottoposti a sequestro preventivo. Bar, centri scommesse, immobili riconducibili tra gli altri a Davide Quintana ed a Saulle Politi.

Assoluzione per il solo Giorgio Aramini, 30 anni, guardia giurata di San Cesario, come chiesto dalla Procura.

Gli imputati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati: Umberto Leo, Massimo Bellini, Luigi Rella, Rita Ciccarese, Cosimo D’Agostino, Pantaleo Cannoletta, Alessandro Costantini Dal Sant, Ladislao Massari, Francesco Calabro, Raffaele Benfatto, Vincenzo Del Prete, Elvia Belmonte, Laura Minosi.

Il processo

Il pm Valeria Farina Valaori ha presentato durante il processo vari documenti. Anzitutto, un verbale del neo collaboratore di giustizia Tommaso Montedoro, inerente alcuni aspetti dell’inchiesta. E poi, il verbale d’interrogatorio, con le dichiarazioni di Fabio Rizzo. L’imputato è stato sentito nei mesi scorsi dagli inquirenti ed ha già fatto delle importanti rivelazioni, confluite in un memoriale.

L’inchiesta

L’attività di investigazione ha ricostruito gli assetti organizzativi della frangia salentina della Sacra Corona Unita. Vennero sgominati due gruppi criminali associati al clan “Tornese” di Monteroni, indagati per associazione mafiosa, traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi e altri reati aggravati dal metodo mafioso.

Molti degli attuali imputati, nel luglio scorso, furono raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare (in carcere o ai domiciliari), emessa su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia ed eseguita dai Carabinieri del Ros.



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