29 giugno. Vittorio Gassman se ne va e il mondo resta senza il ‘Mattatore’

Era il 29 giugno 2000, quando il mattatore Vittorio Gassman è scomparso lasciando un vuoto incolmabile non solo nel mondo del cinema e del teatro.

«Attore, non fu mai impallato». È questa la scritta che compare sulla tomba bianca di marmo al Cimitero del Verano, dove è sepolto Vittorio Gassman, scomparso il 29 giugno 2000, nel giorno di San Pietro e Paolo. Il suo cuore non ha retto ad un infarto e se ne è andato nel sonno, lasciando Roma (e non solo) senza parole al suo risveglio.

Attore lo è stato, accolto a Hollywood come “il Marlon Brando italiano“, amato nel Belpaese e capace di interpretare tutti i ruoli, di scrivere pagine indimenticabili del cinema e di imporsi come uno dei massimi interpreti della commedia italiana che meravigliò il mondo, insieme ad Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Massimo Manfredi e Marcello Mastroianni.

Ma perché scelse come epitaffio non fu mai impallato? Lo spiegò lui stesso in un’intervista-confessione con Corrado Augias. «È un termine tecnico cinematografico: è impallato ciò che si nasconde alla macchina da presa. Io mi sono sempre fatto vedere, mi sono esposto e, a teatro, credo addirittura d’ aver avuto un certo coraggio, che per me, date le premesse, è il massimo» si legge. E allora diventa chiaro il messaggio che voleva lasciare. Con quel mix di genio e malinconia che hanno accompagnato la sua vita e la sua carriera ha avuto sempre i riflettori puntati, nello spettacolo e nella vita privata. E si è messo a nudo davanti alla camera o sul palco, senza mai risparmiarsi, anche se, spente le luci, era un uomo fragile, pieno di paure.

«Mattatore» così è stato consacrato Vittorio Gassman dal 1959 dopo il successo del programma tv di cui era protagonista. Era già conosciuto per i Soliti Ignoti, per la dizione perfetta capace, per la professionalità, ma con quello spettacolo conquistò il pubblico. L’anno dopo, Dino Risi lo volle per una pellicola che cavalcò il successo dello spettacolo.

La fama di Gassman varcò presto i confini nazionali, conquistando il pubblico internazionale con la sua recitazione intensa e carismatica. Nel corso della sua carriera, lavorò con alcuni dei più grandi registi del mondo, tra cui Luchino Visconti, Michelangelo Antonioni, Martin Scorsese e Pedro Almodóvar. Tra i suoi film di maggior successo all’estero ricordiamo “Profumo di donna” (1974) di Dino Risi, che gli valse il David di Donatello come miglior attore protagonista e una candidatura all’Oscar, e “Quintet” (1978) di Robert Altman.

Lui, re del teatro che ha vestito i panni di Otello, Riccardo III, Macbeth o Jago/Amleto nel dramma di Shakespeare messa in scena con Salvo Randone in cui i due protagonisti si “scambiavano” i ruoli principali, aveva sempre il sorriso sulle labbra, ma negli ultimi anni ha dovuto combattere con la depressione bipolare che non ha nascosto.

«Di Vittorio Gassman ne nasce uno ogni cento anni» aveva detto Renzo Arbore, ma non è vero. Ce ne è stato e ce ne sarà solo uno.



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