Traffico di droga nel gallipolino, inflitti quasi 50 anni di carcere nel Processo “Amici miei”. Le pene

All’alba del 17 settembre scorso, durante un blitz, le forze dell’ordine hanno smantellato un’associazione a delinquere finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti.

Si conclude con la condanna a quasi 50 anni di carcere, il processo sulla maxi operazione antidroga “Amici Miei”.

Il gup Sergio Tosi al termine del rito abbreviato, considerando la lieve entità dell’associazione, ha inflitto: 6 anni, 5 mesi e 10 giorni per Vincenzo De Matteis, 43enne di Taviano, ritenuto un esponente di spicco della Sacra Corona Unita (chiesti 12 anni); 12 anni, 10 mesi e 20 giorni per Saimir Sejidini, 27enne nato in Albania e residente a Taviano (18 anni); 7 anni a Domenico Scala, 21enne di Taviano; 5 anni e 4 mesi per Luca Di Battista, 26enne nato a Terlizzi e residente Gallipoli (9 anni); 5 anni, 6 mesi e 10 giorni nei confronti di Pasquale Di Battista, 32enne nato in Germania e residente a Gallipoli (12); 3 anni per Roxhers Nebiu, 27enne albanese, residente a Melissano (12); 3 anni, 5 mesi e 10 giorni per Gilberto Perrone, 22enne di Taviano (12); 4 anni, 2 mesi, 10 giorni per Enri Shehaj 25enne albanese, residente a Rutigliano (12). E poi, 1 anno e 1.300 euro di multa per Klodian Shehaj, 36enne albanese, residente a Taviano (5 anni) ed 8 mesi e 1.200 euro di multa per Danel Gjoci, 20enne, anch’egli albanese residente a Taviano (5 anni). Per entrambi, è stato escluso il reato associativo ed è stata disposta un’attenuazione della misura cautelare.

Nella precedente udienza, invece, il procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi ha invocato oltre 90 anni di carcere.

Il collegio difensivo

Gli imputati sono assistiti dagli avvocati: Pompeo Demitri, Stefano Stefanelli, Biagio Palamà, Laura Serafino e Francesca Conte.

Le indagini

All’alba del 17 settembre scorso, durante un blitz, le forze dell’ordine hanno smantellato un’associazione a delinquere finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, eseguendo otto arresti.

L’operazione è stata denominata «amici miei» perché «amici» erano chiamate le dosi di cocaina già tagliate e pronte ad essere vendute agli acquirenti di ogni età e fascia sociale (quasi certe le cessioni a minorenni e a professionisti della zona) sulle piazze di Gallipoli, ma anche Alezio, Taviano e Matino.

Il termine «Vagnona» (ragazza/fidanzata ndr.), invece, era usato per indicare il grosso quantitativo di droga, ancora grezza. In altri casi, invece, è usato per riferirsi direttamente al fornitore che porta con sé la vagnona, ossia la droga. Saimir, parlando ai suoi sodali, racconta di aver incontrato la vagnona a cui avrebbe detto che sarebbe passato domani (nel pomeriggio del giorno successivo avrebbero reperito un nuovo quantitativo di droga da un fornitore con cui avevano appuntamento).

«Fatica» (lavoro in dialetto), invece, indicava lattività di spaccio. Ogni “cipollina” che conteneva mezzo grammo di cocaina era venduta a 60 euro l’una con il metodo “Drug and Drive”. Gli spacciatori si davano appuntamento con il cliente in una zona poco frequentata, dove avveniva poi il passaggio dosi-denaro attraverso i finestrini delle auto accostate.



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