Come è morto Antonio Leo? L’autopsia farà chiarezza sull’omicidio del pensionato

Si svolgerà martedì l’autopsia sul corpo di Antonio Leo, l’insegnante in pensione ucciso dal figlio Vittorio. Tante le domande a cui dovrà rispondere il medico legale Alberto Tortorella.

Ci sono molti punti oscuri nella morte di Antonio Leo, l’insegnante in pensione trovato senza vita nella sua villetta di Collepasso. È come se nella ricostruzione di quel pomeriggio mancasse ancora qualcosa, qualche tassello importante per chiarire cosa sia accaduto prima della chiamata al 112, avvenuta intorno alle 16.30, molte ore dopo la tragedia.

Di certo, non convince la versione raccontata dal figlio Vittorio, finito in Carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato dal rapporto di parentela. Anche durante l’interrogatorio con il Gip Giovanni Gallo, l’agente immobiliare non ha aggiunto quei dettagli che potrebbero aiutare gli inquirenti a delineare le fasi cruciali del dramma, a tratti crudele.

Per questo, per sciogliere i dubbi, sarà importante l’autopsia, che si svolgerà martedì. Dinanzi al pm Luigi Mastroniani, si è tenuto il conferimento dell’incarico al medico legale Alberto Tortorella. Toccherà a lui completare il puzzle, se possibile, con i pezzi mancanti. Appianare le incongruenze nel «comportamento agghiacciante», come lo ha definito il Giudice per le Indagini preliminari Giovanni Gallo, assunto dall’uomo che non ha mosso un dito per evitare che il padre morisse.

Vittorio Leo è rimasto impassibile, mentre Antonio moriva per le ustioni, urlava per i dolori lancinanti che le fiamme devono aver provato. Un’indifferenza che ha giustificato – durante l’interrogatorio – con l’astio covato per anni. L’anziano, insegnante in pensione, lo faceva sentire una nullità. Gli rimproverava il fatto di non essersi mai laureato, di aver abbandonato gli studi di ingegneria per diventare un agente immobiliare, un lavoro ‘poco onorevole’. E poi i continui paragoni con la sorella (medico-psichiatra residente in provincia di Roma da anni), la ‘preferita’, che era riuscita dove lui aveva fallito.

 “Nessun pentimento o compassione”

Non ha mostrato segni di pentimento il 48enne, neanche quando ha raccontato di aver cucinato un piatto di pasta al ragù per ‘stemperare la tensione’, mentre il cadavere del padre era riverso sul pavimento. Nessuna compassione verso il genitore privo di vita mentre puliva meticolosamente l’appartamento, apriva le finestre per far entrare un po’ d’aria e staccava la luce per evitare che qualcuno citofonasse.

L’esame

L’autopsia, come detto, si svolgerà martedì. I difensori di Vittorio Leo, gli avvocati Francesca Conte e Andrea Luigi Cucco, hanno nominato il dr. Francesco Faggiano. La figlia di Antonio e sorella di Vittorio, difesa dall’avvocato Elvia Belmonte, ha nominato il medico legale Roberto Vaglio.