Ex carabiniere freddato con quattro colpi di fucile dinanzi al figlio. Resta in carcere il presunto killer

La Corte d’Assise ha depositato l’apposita ordinanza con la quale rigetta la richiesta di sostituzione della custodia cautelare in carcere con la misura degli arresti domiciliari

Resta in carcere il presunto killer dell’ex carabiniere Silvano Nestola. I giudici della Corte d’Assise (presidente Pietro Baffa, a latere Maria Francesca Mariano e giudici popolari) hanno depositato l’apposita ordinanza con la quale rigettano la richiesta di sostituzione della custodia cautelare in carcere con la misura degli arresti domiciliari nei confronti di Michele Aportone, 70enne di San Donaci (il padre della ex compagna di Nestola), come richiesto dalla difesa rappresentata dall’avvocata Francesca Conte.

Ricordiamo che nella prima udienza del processo era stata disposta una doppia perizia sul presunto killer, per valutare la sua compatibilità con il carcere a causa di problematiche di salute e la capacità di partecipare al processo.

Era stato nominato il dottor Alberto Tortorella che dopo averlo visitato ed aver acquisito la documentazione clinica, ha concluso per la compatibilità pur in presenza di uno stato di ansia ed ipertensione che però non hanno alcun rilievo neanche sotto il profilo psichiatrico ed Aportone è stato ritenuto capace di partecipare al processo. Il pm Alberto Santacatterina aveva dato parere favorevole ai domiciliari, ma la Corte d’Assise ha respinto le argomentazioni ritenendo che, oltre a condizioni di salute compatibili con il regime detentivo, permangono gravi e specifiche esigenze cautelari quali quelle già positivamente valutate dal tribunale del Riesame e dalla Cassazione L’udienza è stata aggiornata al 20 dicembre in aula bunker, quando inizierà il dibattimento  e saranno ascoltati i carabinieri che effettuarono il sopralluogo sulla scena del crimine e quelli che acquisirono i video filmati per ricostruire i movimenti dell’imputato in quel pomeriggio del 3 maggio del 2021.

Michele Aportone risponde delle accuse di  omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione e dai motivi abietti e futili e detenzione illegale di arma da fuoco.

L’imputato è difeso dall’avvocato Francesca Conte e potrà dimostrare l’estraneità alle accuse nel corso del dibattimento.

Ricordiamo che i familiari di Silvano Nestola, l’ex carabiniere freddato con quattro colpi di fucile, dinanzi al figlio, si erano già costituiti parte civile con gli avvocati Enrico Cimmino e Vincenzo Maggiulli, al termine dell’udienza preliminare, svoltasi nei mesi scorsi davanti al gup Marcello Rizzo.

Le indagini

Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini coordinate dai pubblici ministeri Paola Guglielmi e Alberto Santacatterina e condotte dai Carabinieri del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Lecce, Silvano Nestola dopo essersi separato dalla moglie aveva iniziato dall’estate scorsa una relazione con la figlia di Michele Aportone (anch’ella separata). Tale rapporto non era visto di buon grado ed era fortemente osteggiato da quest’ultimo e da sua moglie, che vedevano in Silvano il responsabile della separazione della figlia dal marito.

A quel punto, Michele Aportone avrebbe premeditato l’omicidio, come sostenuto dai pm: “non approvando la relazione sentimentale tra la vittima e la figlia trentaseienne”.

A corroborare i riscontri dei carabinieri, le immagini di un sistema di videosorveglianza installato in una zona non distante dall’area sosta camper (di cui Michele Aportone risulta titolare) che ritraggono l’uomo a bordo del suo Fiat Ducato alle ore 19.30 circa del 3 maggio del 2021, giorno in cui viene ucciso Silvano Nestola. Il 70enne esce per raggiungere l’abitazione di Copertino. Le immagini, successivamente, lo riprenderanno anche al rientro in quella stessa area camper alle ore 22.30 circa, evidentemente dopo aver consumato l’omicidio.

Per i militari dell’Arma, Aportone non avrebbe compiuto il tragitto verso casa della sorella dell’uomo che aveva intenzione di uccidere a bordo sempre del furgone. Le risultanze investigative avrebbero evidenziato come ad un certo punto, dopo aver lasciato il furgone nei pressi di una carrozzeria di Leverano, l’uomo aveva proseguito il percorso a bordo di un ciclomotore che evidentemente aveva dapprima caricato sullo stesso mezzo.

L’arresto

Ricordiamo che Michele Aportone venne arrestato il 24 novembre del 2021 dai Carabinieri su ordinanza a firma del gip Sergio Tosi. Nei giorni precedenti, un vizio procedurale rilevato dal Riesame aveva annullato l’ordinanza del 29 ottobre e restituito la libertà al padre della ex compagna del maresciallo. In seguito, il Tribunale del Riesame (relatore Giovanni Gallo) ha confermato l’arresto e la misura del carcere.

Aportone, come sostenuto dalla Procura, si sarebbe appostato armato tra la vegetazione nei pressi dell’abitazione della sorella di Nestola. E lo avrebbe attinto, uccidendolo con quattro colpi di fucile, al fianco destro, all’addome ed alla spalla (come confermato dall’autopsia del medico legale Roberto Vaglio), dinanzi al figlio.

Invece, è stata già archiviata la posizione della moglie Rossella Manieri, 62enne originaria di Copertino, inizialmente indagata per concorso in omicidio, come richiesto dalla Procura.



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