Gianni Versace, l’omicidio “senza movente” del re della moda

Il 15 luglio 1997 lo stilista che cambiò la moda fu ucciso da un serial killer a Miami Beach. A sparare fu Andrew Cunanan già nella lista dei dieci criminali più ricercati degli Stati Uniti

«Pronto?! Sono al 1116 di Ocean Drive, un uomo è stato ferito con una pistola, per favore, per favore, per favore!». Quell’uomo immobile, in una pozza di sangue, è Gianni Versace, il re della moda. A digitare il 911 per chiedere disperatamente aiuto è Antonio D’Amico, il compagno dello stilista che con un accento italiano supplica i paramedici di fare in fretta.

Erano 8.45 del 15 luglio 1997, un tranquillo martedì d’estate. A premere il grilletto fu un serial killer, Andrew Cunanan. Il suo nome è scritto nero su bianco nella lista dei 10 criminali più ricercati degli Stati Uniti per una serie di omicidi.

Sette giorni dopo la scomparsa dell’ambasciatore dello stile italiano nel mondo, il gigolò si toglie la vita, portando via con sé i segreti dei suoi delitti. Caso chiuso, ma come tutti i crimini legati alle celebrità, l’Omicidio Versace si tinge di giallo, di quel velo di mistero che non sarà mai chiarito.

L’assassinio di Gianni Versace

Il re della moda stava tornando a casa dalla sua passeggiata sulla Ocean Drive. Stava salendo le scale della sua villa, ma non fa in tempo a spingere il cancello di ferro battuto. Ad attenderlo c’è il suo assassino. L’uomo, ancora senza nome, spara due colpi di pistola, senza un perché. A cosa fatta, scappa stringendo tra le mano la semiautomatica Taurus PT. È il suo compagno a chiedere aiuto. Quando i soccorritori giungono sul pozzo, Versace era a terra una pozza di sangue, le chiavi di casa da un lato e il giornale dall’altro. La corsa disperata al Jackson Memorial Hospital fu vana: il suo cuore smette di battere lasciando il mondo intero costernato.

La pista di cosa nostra

La polizia sembra avere una pista quando nel giardino della sontuosa villa gli agenti trovano una colomba bianca, firma inconfondibile della malavita organizzata. Gli ingredienti ci sono tutti: mafia e Italia si incastrano alla perfezione nell’immaginario collettivo. Mr Versace è stato vittima di Cosa nostra, ma è tutto sbagliato. La colomba è stata colpita accidentalmente da un proiettile mentre volava sopra la villa. La verità è a poche miglia di distanza, nella rabbia di un ragazzo di 23 anni, mezzo filippino e mezzo italiano. Bello e intelligente prova la carriera di modello, poi diventa un gigolò strapagato di uomini ricchissimi e influenti. Ma nulla sembra legarlo allo stilista, al genio della moda.

Il killer Andrew Cunanan

Il 1997 per Cunanan alisa Diego Morales, o chiunque altro decida di essere è il punto di rottura. La sua carriera criminale comincia quando decide di uccidere a martellate Jeffrey Trail, 28 anni. Pochi giorni dopo tocca a David Madison, 33 anni, quello che Andy chiamava ‘l’amore della mia vita’, freddato a colpi di pistola. Il terzo nome della lista è quello dell’immobiliarista 75enne, Lee Miglin, anche lui ex partner di Andrew, torturato con un cacciavite e poi sgozzato con un paio di cesoie nella villa di Chicago. Stessa sorte tocca a William Reese, custode del cimitero militare di Pennsville (New Jersey). Cunanan lo uccide per impossessarsi del pick up rosso con il quale arriverà in Florida. Sulla sua testa una taglia da 10 milioni di dollari. E il suo nome finisce nella FBI Ten Most Wanted Fugitives.

Perché a questo punto abbia scelto Versace come prossima vittima è impossibile saperlo. Fatto è che il suo piano diabolico va in scena all’ingresso della villa di Ocean’s Drive. Riconosciuto dal compagno dello stilista mentre fuggiva, è bracciato dall’Fbi. L’America rimane con il fiato sospeso in attesa della cattura.

Come è morto Andrew Cunanan

La caccia all’uomo termina in una lussuosa casa galleggiante, poco distante dal luogo dell’omicidio. Dentro c’è il corpo senza vita di Andrew Cunanan. Suicidio, ma nulla, in quel posto, spiega i motivi di quel gesto. Il caso della morte dello stilista finisce in archivio, tra quelli risolti, ma mancano tanti tasselli alla storia che non saranno mai trovati.

Il movente ad esempio resta ancora un mistero. C’è chi dice che la spirale di odio e violenza sia stata una “vendetta” di Cunanan, scattata dopo aver scoperto di avere l’ HIV. Una tesi smentita dall’autopsia: Andrew non era sieropositivo.

Cosa lega Chico Forti a Gianni Versace?

Molti pensano che Cunanan sia stato ucciso altrove e trasportato sulla house boat per inscenare il suicidio. Questo dubbio lega il nome dello stilista a quello di Chico Forti, l’imprenditore italiano condannato all’ergastolo per l’omicidio di Dale Pike. Un omicidio che, dice, non avrebbe mai commesso. Lui si è sempre dichiarato innocente e vittima di un errore giudiziario: da venti anni sta però scontando la pena in un penitenziario di massima sicurezza americano. Quindi? A Chico, produttore televisivo, venne in mente di acquistare i diritti per entrare per primo in quella casa galleggiante dove fu trovato morto Cunanan per realizzare uno scoop. Il risultato è il documentario “Il Sorriso della Medusa” che mette in dubbio la versione ufficiale sul delitto Versace/Cunanan.



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