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Omicidio in un bar di Trepuzzi: condanna all’ergastolo per Fabio Perrone

by Angelo Centonze
23 Agosto 2017 17:04
in Cronaca
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"Condanna alla pena dell'ergastolo" è quanto stabilito dal Gup Simona Panzera, al termine della camera di consiglio. È l'atto conclusivo del processo in abbreviato a carico di Fabio Perrone, il 42enne di Trepuzzi, omicida reo confesso del cittadino montenegrino Fatmir Makovic e del ferimento del figlio, avvenuto la notte tra il 28 e il 29 marzo del 2014, all’interno del bar “Gold” di Trepuzzi. L'uomo è stato dunque condannato per il reato di "omicidio volontario aggravato dai futili motivi",  per "tentato omicidio" e "possesso di arma da fuoco".

Il Gup Panzera ha anche condannato l'uomo al pagamento di una provvisionale di 180 mila euro per il figlio ferito e di 75.000 euro per ciascuna delle sette parti civili. Il sostituto procuratore Francesca Miglietta aveva chiesto il carcere a vita per l'imputato, al termine di una requisitoria di circa due ore, conclusasi poco prima di mezzogiorno nell’aula della Corte d’Assise. La pubblica accusa ha ricostruito minuziosamente la dinamica dell’omicidio del cittadino montenegrino e del ferimento del figlio.

Subito dopo ha discusso l’avvocato Antonio Savoia, per conto dell’imputato. Il legale di “Triglietta” così come è conosciuto Perrone, ha riformulato la sua richiesta di una perizia psichiatrica (già avanzata dinanzi al Gip Brancato, dopo l'omicidio) sulle capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento del fatto. Gli avvocati delle parti civili, Christian Quarta e Federico Mazzarella De Pascalis, si sono allineati alla richiesta del pubblico ministero.
Quella del 29 marzo scorso, fu una vicenda che sconvolse l'intera comunità trepuzzina per l'efferatezza e la crudeltà di un omicidio, che ha rischiato di coinvolgere anche un bambino.

La vittima, Fatmir Makovic era ospite del campo “Panareo”, ma quella sera si trovava all'interno del Bar Gold” di Squinzano e ha perso la vita nel bagno al termine di un tragico inseguimento. Al suo seguito c’era anche il figlio 16enne, raggiunto da tre colpi di pistola e ricoverato in ospedale in gravi condizioni. In quel bagno Fatmir Makovic ci aveva visto un probabile rifugio dall’inevitabile destino cui sapeva di andare incontro. Ma quella che doveva essere una via di fuga, si è rivelata una trappola mortale.

La tragedia pare essersi consumata per futili motivi. Probabilmente a causa di una lite tra il killer e un gruppo di cittadini del campo nomadi. Fabio Perrone è stato tempestivamente rintracciato dai Carabinieri che, il giorno seguente all’omicidio, lo hanno sorpreso presso la sua abitazione. Nel corso della perquisizione domiciliare, poi, i militari sequestrarono una pistola semiautomatica calibro 9, marca Crvna Zastava con matricola abrasa, compatibile con quella impiegata per consumare il delitto.

Tags: omicidi
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