Omicidio Eleonora e Daniele, Procura chiede l’ergastolo per Antonio De Marco

Il pubblico ministero Maria Consolata Moschettini, dinanzi alla Corte d’Assise ha invocato il carcere a vita nei confronti dell’assassino reo confesso di Daniele ed Eleonora.

La Procura chiede la condanna all’ergastolo con isolamento diurno di 1 anno, nei confronti di Antonio De Marco, omicida reo confesso di Daniele De Santis ed Eleonora Manta, barbaramente assassinati, il 21 settembre del 2020, nell’abitazione di via Montello a Lecce, con quasi 80 coltellate.

In mattinata, dinanzi alla Corte d’Assise (presidente Pietro Baffa, giudice togato Maria Francesca Mariano e giudici popolari), presso l’aula bunker di Borgo San Nicola si è tenuta la requisitoria del  pubblico ministero Maria Consolata Moschettini.

Il pm ha esordito, affermando: “In 30 anni di esperienza professionale non ho mai visto tante coltellate”. Ed ha ricostruito in circa due ore, le indagini che hanno permesso di individuare in De Marco, l’omicida della giovane coppia,.

Il pm ha sottolineato come il proposito criminoso sia maturato quantomeno a partire dal 7 agosto 2020. Nello specifico, Antonio De Marco, 21enne studente di scienze infermieristiche di Casarano, si muniva di un grosso coltello da caccia, di guanti di plastica, di un cappuccio ricavato da un paio di calze di nylon da donna che indossava nel momento in cui si introduceva nell’abitazione della coppia, nonché di strisce “serracavo”.

L’omicidio è avvenuto il 21 settembre, intorno alle 20:30. De Marco si introduceva nell’abitazione di via Montello, facendo uso di una copia delle chiavi di accesso che aveva duplicato all’insaputa delle vittime e che gli erano state consegnate quando viveva come inquilino della casa.

A quel punto De Marco, colpiva ripetutamente i fidanzati, “reiterando con spietatezza ed efferatezza i colpi”, prima nella sala da pranzo. E poi, li inseguiva verso l’ingresso, raggiungendo Eleonora sul pavimento del ballatoio e Daniele sulle scale che dal pianerottolo portavano al piano sottostante. I complessivi 79 colpi di un grosso coltello da caccia, nonostante le ripetute invocazioni a fermarsi, venivano sferrati sopprattutto sul torace e l’addome delle vittime, come accertato dal medico legale Roberto Vaglio.

E poi, De Marco trascriveva su alcuni fogli di carta, che smarriva durante la fuga, il cronoprogramma del duplice omicidio, con la descrizione dei particolari relativi alle modalità esecutive. Tra cui, il proposito di legare le vittime, facendo uso delle strisce che aveva portato con sé, riponendole, unitamente al coltello, ad un flacone di candeggina e ad un contenitore di soda, all’interno di uno zaino; di torturarle per 10-15 minuti, di adoperare candeggina, acqua bollente e soda ed infine di lasciare, al termine del duplice omicidio, delle scritte sui muri della casa.

Non solo, De Marco aveva studiato nei giorni precedenti il percorso da seguire per raggiungere l’abitazione delle vittime e per la successiva fuga, cercando di evitare le strade su cui risultavano installate telecamere.

Il pm ha poi riportato le numerose testimonianze che hanno contribuito ad incastrare l’assassino. I testi sono stati ascoltati in aula, nelle scorse udienze. È stato sentito l’uomo che udì le urla strazianti della ragazza ed un rumore di vetri infranti, mentre portava a spasso il cane. Il testimone, avvicinandosi al cancello del condominio, vide sulle scale una persona distesa per terra con accanto il soggetto visto in precedenza. E poi lo vide scendere le scale ed allontanarsi in direzione di via Martiri d’Otranto con in mano un grosso coltello. È stato ascoltato anche un vicino di casa della coppia che sentì le urla. Ha riferito di aver sentito assieme alla convivente alcuni rumori. Ed ha affermato in aula: “Abbiamo pensato ad un terremoto”. Poi, ha continuato il testimone, “abbiamo visto una figura che scendeva lentamente le scale e abbiamo avuto la sensazione di una freddezza glaciale. Era vestito con un abito scuro e un cappuccio”.

Antonio De Marco venne sottoposto a fermo il 28 settembre del 2020, dai carabinieri di Lecce ad una settimana di distanza dal ritrovamento dei cadaveri di Eleonora e Daniele in via Montello. Il provvedimento venne poi convalidato dal gip Michele Toriello.  Nel corso dell’interrogatorio in carcere, il 21enne di Casarano ha provato a ricostruire, seppur con diversi “non lo so” e non ricordo”, le fasi dell’omicidio. E ha riferito, in merito al movente, di avere agito spinto dalla rabbia: “Forse un gesto eclatante…. Forse fare dolore agli altri. E loro erano felici, sembravano felici”.

La confessione, ha sottolineato il pm oggi in aula, è emersa anche analizzando il suo computer. In una lettera, diretta ai genitori, il ragazzo scrive: “Fino a qualche tempo fa non avrei mai pensato di essere in grado di fare una cosa del genere. Purtroppo, è successo e non si può tornare indietro”.

Antonio De Marco in un diario, inoltre, crea anche un suo avatar chiamato Vendetta, che si poneva come obiettivo la sofferenza e la morte degli altri. Una sorta di alter ego, dai contorni fumettistici (a cui ha anche dedicato un suo scritto a parte), che compare solo in alcuni frangenti, quando la rabbia del giovane è pronta ed esplodere.

Ed a fine agosto Vendetta irrompe prepotentemente sulla scena, dopo che De Marco si è deciso ad ammazzare ed afferma: “Ucciderò Daniele”. “Voglio farlo a pezzi”. Ed aggiunge che si tratterebbe solo di una base di partenza. Non solo, poiché definisce questa risoluzione finale: “Una vendetta contro Dio”.

Nella parte finale della requisitoria, il pm Moschettini ha sottolineato che: “Il delitto è stato commesso da persona capace d’intendere e di volere ed è stato premeditato come testimoniano lo studio dettagliato del piano criminale”. Ed ha sottolineato che non avrebbe ucciso una persona qualunque (come sostenuto dai consulenti di parte), voleva uccidere la coppia perché erano felici”.

Inoltre, in merito all’aggravante della crudeltà,  il pm ritiene che “i colpi inferti con violenza non erano necessari per consumare il delitto e non si è fermato di fornte alle invocazioni di aiuto”.

La prossima udienza è fissata il 17 maggio, quando parleranno gli avvocati di De Marco. Ed infine, in data 7 giugno, dopo eventuali repliche, ci sarà la sentenza della Corte d’Assise.

Antonio De Marco risponde dei reati di duplice omicidio volontario con le aggravanti della premeditazione e dell’aver agito con crudeltà.

La difesa di Antonio De Marco è rappresentata dagli avvocati Andrea Starace e Giovanni Bellisario. La famiglia di Daniele De Santis è difesa dagli avvocati Mario Fazzini e Renata Minafra. La mamma, lo zio e la nonna di Eleonora sono assistiti dagli avvocati Francesco Spagnolo, Stefano Miglietta, Fiorella d’Ettorre. Il papà è invece difeso dall’avvocato Luca Piri.



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