Operazione “Filo d’Arianna 2” su mafia, droga ed armi.  Il pm chiede condanne per oltre 300 anni di reclusione

Gli imputati rispondono a vario titolo delle accuse di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, autoriciclaggio, porto abusivo di armi.

Arrivano 38 richieste di condanna, per oltre tre secoli di carcere, dopo la maxi inchiesta “Filo d’Arianna”, riguardante le presunte attività illecite del clan Politi di Monteroni, tra cui il traffico di droga e le estorsioni.

Nell’udienza di oggi, tenutasi presso l’aula bunker di Borgo San Nicola, dinanzi al gup Silvia Saracino, al termine della requisitoria nell’ambito del processo con rito abbreviato, che vedeva 40 persone sul banco degli imputati, il pm Carmen Ruggiero della Dda ha chiesto: 12 anni di reclusione per il presunto boss Fernando Nocera 68enne, originario di Cerignola, ma residente a Lecce; 20 anni per Gabriele Tarantino, 44enne residente a Preganziol di Treviso e domiciliato a Monteroni di Lecce (ritenuto tra i capi del sodalizio); 14 anni per Ludovico Tarantino, 29enne, residente a Monteroni di Lecce; 4 anni per Francesco Politi (detto “Checco”), 46enne di Monteroni; 10 anni e 7 mesi per Raffaele Sperti, 44enne di Carmiano; 17 anni e 4 mesi per Antonio Giordano, 52enne di Monteroni di Lecce; 10 anni e 7 mesi per Antonio Giordano detto “Lucio”, 37enne di Monteroni di Lecce; 14 anni per Pierpaolo Panarese, 40enne residente a Lecce, per Giacomo Pulli, 39enne di Monteroni di Lecce e per Alessandro Ciminna; 38enne di Monteroni di Lecce; 12 anni per Marco Ciminna, 37enne di Monteroni di Lecce; 8 anni per Antonio Quarta, 38enne di Monteroni di Lecce e per Cosimo Miggiano, 42enne di Muro Leccese; 10 anni e 7 mesi per Andrea Maniglia, 48enne di Monteroni di Lecce e per Francesco Alessandro Iacono, 41enne di Leverano; 4 anni Danny Antonio Caramuscio, 33enne di Monteroni; 6 anni per Francesco Carrozzo, 38enne di Carmiano; 13 anni e 4 mesi per Gerardo Civino, 44enne di Monteroni (finanziere di stanza a Brindisi, all’epoca dei fatti); 9 anni per Antonio D’Agostino, detto Caramella, 51enne di Monteroni; 10 anni e 7 mesi per Gianluca Di Bella, 42enne di Monteroni; 9 anni e 4 mesi per Vito Giancane (detto “Vito Fallocco”), 34enne di Monteroni; 9 anni Alberto Giordano, 48 anni di Monteroni; 10 anni per Alessandro Giordano, 38enne di Monteroni; 9 anni e 4 mesi per Cosimo Lacitignola, 37enne residente a Monteroni; 6 anni per Pasquale Lombardi, 66enne di Pomezia.

E ancora 6 anni per Klevis Mecaj, 38enne nato a Valona e residente a Surbo; 3 anni per Gioele Miglietta, 27enne di Monteroni; 6 anni e 7 mesi a Giuseppe Paladini (detto “Pizzingrillo”), 57enne di Carmiano; 2 anni per Marco Pallara, detto “Nsitico”, 41enne di Monteroni; 10 anni e 7 mesi per Giovanni Parlangeli, 42enne domiciliato a Magliano; 2 anni per Eugenio Pinto, 38enne di Copertino, 8 anni per Nicola Pinto, 36enne di Lecce; 2 anni e 6 mesi per Rosaria Quarta, 46 anni di Monteroni; 5 anni e 4 mesi per Andrea Saponaro, 32enne di Lecce; 10 anni e 7 mesi per Sandro Saponaro, 43 anni di Carmiano; 4 anni per Carlo Zecca, 35enne di Lecce; 1 anno ed 8 mesi per Pierluigi Conte, 41enne di Carmiano; 6 anni per Pasquale Prato, 48enne di Carmiano.

Rispondono a vario titolo delle accuse di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, autoriciclaggio, porto abusivo di armi.

Chiesto il non doversi procedere per Marco Caramuscio, 40enne di Monteroni l’assoluzione per Paolo Spedicato (detto “Paolino”), 37enne di Monteroni.

La sentenza del giudice è prevista per l’udienza del 26 giugno.

In una scorsa udienza, il gup ha accolto la richiesta del pm della Dda Carmen Ruggiero di acquisire i verbali sulle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Cesare Sorio, conosciuto come Alberto, che riguardano le posizioni dell’imprenditore Pierpaolo Panarese e di Carlo Zecca ed un’informativa dei carabinieri con attività investigativa a riscontro delle dichiarazioni.

Ricordiamo che in un’ altra udienza, l’imprenditore Giancarlo Mazzotta, ex sindaco di Carmiano, si è costituito parte civile, contro tre imputati ed ha chiesto un risarcimento del danno da un milione di euro. Il gup ha accolto l’istanza dell’avvocato Paolo Spalluto, legale di Mazzotta.

Tra gli episodi finiti sotto la lente della Procura, vi è difatti anche la tentata estorsione aggravata dalla finalità mafiosa, ai danni dell’ex sindaco di Carmiano. In base all’ipotesi accusatoria, il 29 dicembre 2018, Giancarlo Mazzotta venne “sollecitato” da Emanuele Sperti e Pasquale Prato a versare 250mila euro a Fernando Nocera perché due creditori si erano rivolti al presunto boss carmianese per ottenere il pagamento.

Nei mesi scorsi, occorre ricordare, il pm Carmen Ruggiero, ha chiesto il rinvio a giudizio di 49 persone e in 40 hanno poi scelto di essere giudicati con rito abbreviato.

Va detto che nel maggio dello scorso anno, vennero eseguiti dai carabinieri del Ros ben 16 arresti, a seguito di ordinanza del gip.

L’inchiesta ha visto anche il coinvolgimento del finanziere di Monteroni, Gerardo Civino  poi finito sul banco degli imputati con l’accusa di rivelazione di segreti d’ufficio. Va detto, che nel corso di una perquisizione domiciliare, i carabinieri hanno rinvenuto nell’abitazione, oltre 4 chili di cocaina.

Il collegio difensivo

Il collegio difensivo è composto, tra gli altri, dagli avvocati Rocco Vincenti, Massimo Bellini, Augusto Pastorelli, Stefano Prontera, Cosimo D’Agostino, Valeria Corrado, Federico Martella, Stefano Pati, Mariangela Calò, Giancarlo Dei Lazzaretti, Ladislao Massari, Luigi e Roberto Rella, Alessandro Stomeo, Giuseppe Presicce, Laura Minosi, Antonio Savoia, Giuseppe Romano.



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