Rapina al centro scommesse ed omicidio del titolare. Il rifiuto di un componente del clan che avvisa la polizia e fa saltare tutto

L’omicidio si sarebbe dovuto consumare il 22 febbraio del 2018. È uno dei retroscena dell’inchiesta Final Blow, culminata con oltre 70 arresti

Una rapina che doveva sfociare nel sangue, ‘saltata’ grazie all’intervento di un uomo che conosceva le intenzioni del gruppo criminale. È uno dei retroscena dell’inchiesta “Final Blow“, culminata alla fine di febbraio con oltre 70 arresti.

Il piano prevedeva un intervento armato nei confronti del titolare di un centro scommesse di Nardò, per impossessarsi di ben 120 mila euro. Non solo, anche l’eliminazione fisica dell’esercente con modalità tipicamente mafiose.

Secondo quanto riferito agli inquirenti da un conoscente dello stesso clan, la sanguinosa rapina era stata ordita da un elemento di spicco della criminalità neretina. Questi lo aveva anche indicato come complice del sicario.

Alla fine non se ne fece niente per il rifiuto dell’uomo che successivamente avvertì i poliziotti del grave progetto criminoso. E riferì tutti i particolari. L’omicidio si sarebbe dovuto consumare il 22 febbraio del 2018. Il sicario si doveva avvicinare al titolare a volto scoperto, per essere poi raggiunto dal complice in macchina, che doveva scendere e consegnargli una pistola. A quel punto, avrebbe costretto la vittima a salire in macchina sotto la minaccia dell’arma. L’uomo doveva essere poi condotto in una località periferica ed il cadavere gettato in una fossa, poiche conosceva bene il suo killer.

Inoltre era già pronto il piano B: sbarazzarsi del corpo, abbandonandolo in un pozzo, presso una casa abbandonata nei pressi di Sant’Isidoro, giá ispezionato. L’omicidio venne rinviato, per il rifiuto del complice. Questi ha rivelato agli agenti della Squadra Mobile, ed ai poliziotti del Commisariato di Nardò, che c’era l’intenzione del clan di attuarlo nei giorni successivi. Infatti, secondo accordi, egli avrebbe dovuto ricevere la pistola, da consegnare successivamente al sicario al momento della rapina.

Ed a quel punto sono scattati gli accertamenti investigativi e le mosse del gruppo sono state attentamente monitorate dai poliziotti. Attraverso la localizzazione dei movimenti ed una serie di intercettazioni telefoniche.

Dalle investigazioni è poi emerso un quadro più ampio dell’organizzazione criminale neretina. Uno stretto collegamento con il clan di Antonio “Totti” Pepe (sgominato con il blitz Final Blow) da cui acquistava cocaina nel quartiere Santa Rosa di Lecce. Inoltre, il gruppo sotto la reggenza dello stesso uomo, ritenuto il mandante del piano omicidiario riferito in precedenza, era attivo nel territorio di Nardò ed era composto anche da giovani spacciatori che portavano avanti il traffico di droga. E non solo, poiché nel tempo si sono specializzati in estorsioni ai danni di commercianti locali.



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