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Operazione Tornado, per Giuseppe Amato e il figlio Francesco bocche cucite dinanzi al gip

by Angelo Centonze
27 Giugno 2019 12:57
in Cronaca
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Fanno “scena muta”, i principali indagati dell’Operazione «Tornado» che ha fatto luce sugli ‘affari’ di un’associazione criminale emergente, disposta a tutto pur di mantenere il controllo di Scorrano, Maglie e dei comuni vicini.

Dinanzi al gip Sergio Tosi, si sono svolti gli interrogatori di garanzia degli arrestati, finiti dietro le sbarre del carcere di Borgo San Nicola.

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere: Giuseppe Amato, 63 anni, di Scorrano, il boss conosciuto come ‘Padreterno’, secondo gli inquirenti, a capo del clan sgominato con ben 30 arresti. Il suo è un nome balzato spesso agli onori della cronaca locale: personaggio di spicco della Sacra Corona Unita legato al Clan Tornese di Monteroni grazie alla sua ‘rapporto’ con Corrado Cucurachi detto “Giaguaro”.

Se Giuseppe Amato era il deux ex machina del sodalizio criminale, a sporcarsi le mani e gestire gli affari erano i suoi ragazzi, tutti giovanissimi. Erano ‘diretti’ dal figlio Francesco, detto “Checco”, 28 anni, di Scorrano, suo braccio destro “armato” e Salvatore Maraschio, detto “Toto”, 25enne, di Maglie. Entrambi hanno fatto “scena muta” dinanzi al giudice. Il secondo ha però rilasciato spontanee dichiarazioni al giudice.

Secondo l’accusa, toccava a loro due impartire gli ordini, a decidere quanta droga doveva essere comprata e a quanto doveva essere rivenduta (stabilivano i quantitativi di sostanza stupefacente da acquistare, indicando i canali di rifornimento e il prezzo).

Francesco Amato sotto la regia del padre gestiva gli affari dell’associazione ed entrambi dettavano le regole da seguire ai componenti. E i «ragazzi di padreterno» erano pronti a tutto. Lo dimostrano anche le spedizioni punitive contro chi aveva dei debiti o minacciava il loro dominio. Quella contro Simone Paiano, intenzionata a prendersi la piazza di Maglie forte del battesimo ottenuto in carcere, si è conclusa con l’Omicidio di Mattia Capocelli, ucciso dal 25enne con un colpo di pistola alla gola, sparato a bruciapelo. Da qui, il regolamento di conti.

Ed erano sempre i due Amato a pianificare e autorizzare le azioni intimidatorie contro chiunque mettesse in discussione il loro potere.

Grazie all’esplosivo e alle ‘lezioni’ su come fabbricare gli ordigni di Donato Mega, detto Duccio, 37enne di Scorrano, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Anch’egli non ha risposto alle domande del gip.

Scena muta anche per

Si sono inoltre avvalsi della facoltà di non rispondere: Marco Cananiello, detto “Bravo”, 21 anni, di Maglie; Antonio De Cagna, detto “Chilla”, 47 anni, di Scorrano; Giuseppe Grasso, 50 anni, di Lecce; Andrea Marsella, 27 anni, di Maglie, detto “Bandera”; Simone Natali, 30 anni, di Scorrano; Matteo Peluso, 27 anni, di Scorrano; Matteo Presicce, detto “Saulle”, 27 anni, di Scorrano; Giorgio Rausa, chiamato “Giorgino”, 24 anni, di Scorrano; Luigi Rausa, 45 anni, di Scorrano; Salvatore Rausa, detto “Pizzileo”, 31 anni, di Scorrano; Matteo Rizzo, detto “Penna” o “Pennetta”, 22 anni, di Scorrano.

Invece, Luigi Antonio Maraschio, 54 anni, di Maglie ha risposto al giudice, respingendo l’accusa di associazione mafiosa, contestata dalla Procura.

Anche Giovanni Verardi, detto “Briga”, 51 anni, di Scorrano ha chiarito la propria posizione, in merito all’accusa di spaccio.

Il collegio difensivo

Gli indagati sono difesi dagli avvocati: Giuseppe e Gabriele Presicce, Mario e Vincenzo Blandolino, Giovanni Montagna, Anna Grazia Maraschio, Antonio Mariano, Roberta Cofano.

Domani proseguiranno gli interrogatori e verrano ascoltati gli indagati sottoposti alla misura degli arresti domiciliari.

Tags: operazione-tornado
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