Affaire “case popolari”: cinque imputati a processo con il rito abbreviato

La discussione e la sentenza sono previste per il 26 novembre. Ricordiamo che è in corso il processo ordinario per 36 persone, tra cui numerosi personaggi “eccellenti” della vita politica leccese.

Cinque imputati finiscono sotto processo con rito alternativo, per l’affaire “case popolari”. Il gup Edoardo D’Ambrosio ha accolto la richiesta d’abbreviato per Sergio Marti, 45 anni di Lecce (condizionato all’ascolto di un testimone); Vincenzo Specchia, 65enne di Lecce; Ilaria Decimo, 42enne di Lecce; Stefano Armenta, 58enne leccese; Serena Cervelli, 33 anni leccese. La discussione e la sentenza sono previste per il prossimo 26 novembre.

Stralciata, invece, la posizione di Luisa Martina, 49enne di Lecce. Il gup, in mattinata, ha conferito l’incarico allo psichiatra Domenico Suma per stabilire la capacità di stare in giudizio.

Gli imputati sono difesi dagli avvocati: Luigi Corvaglia ed Arcangelo Corvaglia, Andrea Sambati, Antonio Savoia, Germana Greco. Risultano “parte civile”, anche in questo procedimento: il Comune di Lecce e Arca Sud, ex Iacp, assistita dall’avvocato Anna Grazia Maraschio.

Ricordiamo che, intanto, è in corso il processo ordinario a carico di 36 persone, tra cui numerosi personaggi “eccellenti” della vita politica leccese.

Le accuse

Vincenzo Specchia, segretario generale del Comune di Lecce, è accusato di abuso d’ufficio e falso ideologico in atto pubblico, in concorso con altri imputati. Avrebbe, nel marzo del 2015, avallato l’assegnazione di un alloggio parcheggio ad un residente del Quartiere Stadio, sottraendolo alla graduatoria ordinaria.

Sergio Marti, invece, risponde di abuso di ufficio ed occupazione abusiva di alloggio pubblico. Secondo l’accusa, nel novembre del 2014, avrebbe ottenuto l’illegittima assegnazione un alloggio popolare, in favore di una terza persona, grazie all’aiuto di Luca Pasqualini (all’epoca Addetto all’Ufficio Casa).

Ilaria Decimo, Presidente del Comitato Territoriale di Lecce della Croce a Rossa, risponde di abuso di ufficio, assieme ad Attilio Monosi, Assessore all’Edilizia Residenziale Pubblica e Pasquale Gorgoni, Funzionario dell’Ufficio Patrimonio. In qualità di Presidente, avrebbe ottenuto (senza alcuna procedura di evidenza pubblica) nel 2014, un immobile di viale Grassi, tra quelli confiscati alla Mafia che dovevano essere utilizzati per far fronte a situazioni di emergenza abitativa.

Stefano Armenta risponde, in concorso con Attilio Monosi, di corruzione in atti contrari al dovere d’ufficio. Il 58enne leccese, considerato dagli inquirenti un “collettore di voti”, avrebbe ottenuto per un suo conoscente, l’assegnazione illecita di un alloggio popolare. In cambio, avrebbe promesso il voto per i candidati sostenuti dal Monosi, in occasione delle elezioni europee del 2014.

Serena Cervelli, infine, risponde di corruzione per atti contrari al dovere d’ufficio, corruzione elettorale e falso ideologico, in concorso con Monosi, Gorgoni e Paolo Rollo (Dirigente dell’Ufficio Casa). L’imputata, sino al maggio del 2015, avrebbe promesso il voto in cambio dell’assegnazione di un alloggio parcheggio.