Processo “Coltura”. Il pentito Donadei tira in ballo Provenzano, ex vice sindaco di Parabita

Ripercorrendo le varie fasi dell’inchiesta, Donadei ha fatto per la prima volta i nomi dell’ex vicesindaco e di Orazio Mercuri e Fernando Mercuri del clan Giannelli

Entra nel vivo, il processo con rito ordinario “Coltura” sul presunto intreccio mafia&politica nel Comune di Parabita. Sul banco degli imputati, l’ex vicesindaco di Parabita, Giuseppe Provenzano accusato di avere contribuito a rimpinguare le casse del clan, in cambio del sostegno alle elezioni amministrative del 2015.

Il 57enne di Parabita risponde di concorso esterno in associazione mafiosa. Venne arrestato nel dicembre del 2015 e dopo aver trascorso 13 giorni in carcere, il Riesame dispose i domiciliari. Attualmente non è sottoposto ad alcuna misura cautelare e si trova a piede libero, poiché venne scarcerato nel luglio del 2016.

L’ascolto del pentito Massimo Donadei

In mattinata, è stato ascoltato come testimone della Procura, il collaboratore di giustizia Massimo Donadei, che ha ricostruito il processo di riorganizzazione interna del sodalizio mafioso “Giannelli”. In particolare, la reggenza assunta da Marco Antonio, figlio del boss storico Luigi, condannato all’ergastolo come mandante del duplice omicidio di Paola Rizzello e di sua figlia, brutalmente uccise la sera del 20 marzo 1991.

Il pentito, collegato in video-conferenza da una località segreta, ha risposto per oltre un’ora alle domande del pubblico ministero Guglielmo Cataldi, dinanzi ai giudici della seconda sezione collegiale (Presidente Fabrizio Malagnino). Soprattutto, ripercorrendo le varie fasi dell’inchiesta “Coltura”, ha fatto per la prima volta i nomi dell’ex vicesindaco di Parabita, Giuseppe Provenzano e e di Orazio Mercuri e Fernando Mercuri (già condannati al termine del rito abbreviato).

Infatti, nei verbali di collaborazione risalenti al 2012, Donadei non aveva mai citato il politico di Parabita. Durante, la deposizione odierna, invece, ha sottolineato la “considerazione” di cui godeva tra i maggiori esponenti del clan, che parlando di lui, dicevano “Abbiamo il nostro santo”.

Donadei ha poi confermato ciò che sarebbe stato accertato dagli inquirenti in fase d’indagini. L’ex vicesindaco di Parabita si sarebbe interessato a far assumere alcuni sodali del clan, o loro congiunti, come operatori ecologici nell’impresa di racconta di rifiuti del Comune (gestita dall’Igeco, n.d.r.).

In questa fase dell’interrogatorio, il pm Cataldi ha chiesto al teste come mai Giannelli era tanto interessato alla nettezza urbana. Donadei ha risposto “A Parabita mancava il lavoro”. Sottolineando, però, che per il presunto boss (anche lui assunto nella suddetta ditta) “Quell’impiego era una copertura”.

Riguardo i due Mercuri ha invece riferito in Aula che chiedevano i soldi per il sostentamento dei detenuti, anche a Provenzano.

Donadei ha parlato, inoltre, dell’amministrazione comunale precedente a quella in cui compariva Provenzano nelle vesti di vice sindaco. Ha riferito, dinanzi ai giudici, di un accordo per ottenere i voti, in cambio di un alloggio popolare. E poi, ha sostenuto “Ci davano 5mila euro per la notte bianca”, con riferimento al clan Giannelli.

Massimo Donadei è assistito dall’avvocato Sergio Luceri (sostituito in udienza dal collega Giancarlo Vaglio).

Il pentito si è sottoposto anche al controesame dell’avvocato Luigi Corvaglia, difensore di Giuseppe Provenzano. In particolare, il legale ha chiesto a Donadei come mai, nel 2012, non avesse fatto il nome del vice sindaco e di Orazio e Fernando Mercuri.

Donadei ha risposto, affermando che “all’epoca avevo contezza soltanto del ruolo rivestito da Marco Giannelli. Poi c’è stato l’intervento del clan di Monteroni ed è nata la nuova organizzazione”.

Gli altri testimoni

Successivamente sono stati ascoltati i fratelli Orazio e Fernado Mercuri che hanno ribadito quanto già emerso in fase d’indagine. Pur ammettendo di conoscere da anni l’ex vicesindaco Provenzano, hanno negato di avere stretto accordi illeciti con lui.

Anche Marco Giannelli, assistito dall’avvocato Luca Laterza, è stato sentito come teste del pm ed ha riferito di essere stato assunto nell’impresa di racconta rifiuti del Comune, in un periodo in cui non c’era Provenzano nell’amministrazione. Il presunto boss è tornato a parlare della famosa frase postata su Facebook “abbiamo vinto noi, andate a zappare” ( secondo la Procura, con riferimento alla vittoria della coalizione di Provenzano alle elezioni, n.d.r.), dicendo che alludeva alla vittoria dopo una partita di calcetto. Riguardo la famosa foto che lo ritraeva in compagnia dell’allora vice, ha invece, sostenuto per la prima volta che fu scattata in occasione della festa di una famiglia perbene di Parabita, durante la quale c’erano tante persone perbene.
Oggi è stato sentito anche l’ex Sindaco Alfredo Cacciapaglia, che ha ribadito quanto già sostenuto in precedenza agli inquirenti.

Lo scioglimento del Comune

Il Consiglio di Stato, nell’ottobre scorso, ha confermato lo scioglimento del consiglio comunale di Parabita per infiltrazioni della criminalità organizzata, dopo il ricorso presentato dal Ministero dell’Interno contro la sentenza del Tar del Lazio che aveva annullato lo scioglimento dell’amministrazione del sindaco Alfredo Cacciapaglia. Dunque, sono rimasti in carica, i commissari straordinari fino alle elezioni amministrative della scorsa primavera.
Ad ogni modo, occorre ricordare, che il Comune di Parabita è anche parte civile nel suddetto processo, assistita dall’avvocato Luigi Piccinni.



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