Uccise a sangue freddo i vicini di casa per un parcheggio: Procura chiede il giudizio immediato per Pappadà

Le lancette dell’orologio avevano da poco segnato le 23.00, quando il 57enne ha messo in scena il piano uccidendo tre persone.

La Procura ha chieso il giudizio immediato per Roberto Pappadà, il 57enne di Cursi che uccise a sangue freddo i vicini di casa, stanco delle liti per il parcheggio.

La richiesta è stata avanzata dal pm Donatina Buffelli. Ora, il gip designato fisserà la data del processo quando l’uomo dovrò difendersi dalle pesanti accuse. Risponde di triplice omicidio aggravato dai futili motivi e dalla premeditazione, tentato omicidio e detenzione e porto di arma clandestina.

Nel frattempo, l’avvocato Nicola Leo, legale di Roberto Pappadà, dovrebbe chiedere il giudizio abbreviato. I familiari della famiglia Marti sono assititi dall’avvocato Arcangelo Corvaglia. Il marito di Maria Assunta Quarta è, invece, assitito dall’avvocato Marino Giausa.

La ricostruzione della follia

Il 28 settembre scorso, le lancette dell’orologio avevano da poco segnato le 23.00, quando il 57enne ha messo in scena il piano uccidendo tre persone. Il primo a perdere la vita è stato Andrea Marti. Il 36enne stava rientrando nella sua casa di Cursi con la fidanzata, quando a pochi passi dalla porta di ingresso ha trovato Pappadà, fermo davanti a lui con la pistola in mano. Qualche minuto dopo, sono arrivati in macchina Franco Marti, freddato dal vicino, la moglie Fernanda Quarta (rimasta ferita), la sorella della donna Maria Assunta, uccisa da Pappadà e il marito (l’unico illeso).

Le indagini

I carabinieri del Nucleo Radiomobile di Lecce, assieme ai colleghi di Maglie, prontamente intervenuti sul posto, sono riusciti a calmare il 57enne che al loro arrivo aveva ancora l’arma carica in mano.

La strage familiare, secondo quanto dichiarato dallo stesso Pappadà, durante l’udienza di convalida, sarebbe stata da lui ideata, per dissidi legati al parcheggio dell’auto. È ancora un mistero il modo in cui il pluriomicida sia riuscito a procurarsi l’arma priva di matricola.



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