Il Tribunale dei minorenni di Lecce, ha disposto una perizia psichiatrica per verificare, la capacità di intendere e di volere all’epoca dei fatti, del presunto responsabile, un 14enne all’epoca dei fatti, dello stupro di una coetanea nei bagni della stazione ferroviaria di Maglie.
La decisione è maturata sulla scorta di una relazione degli assistenti sociali, dalla quale sarebbe emersa una personalità non sviluppata, con comportamenti e condotte ancora infantili. Il 18 giugno ci sarà il conferimento dell’incarico al dott. Elio Serra, da parte del gup Paola Liaci. Lo specialista dovrà verificare la capacità di stare in giudizio dell’imputato. All’esito dell’udienza preliminare, il giudice dovrà decidere se prosciogliere l’imputato, ora 16enne. Va detto che nella scorsa udienza, l’imputato, attraverso il suo legale, l’avvocato Umberto Leo, aveva chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato condizionato al’ascolto della presunta vittima.
Va detto che nei mesi scorsi, il procuratore capo della Procura per i Minorenni, Simona Filoni ed il pubblico ministero Paola Guglielmi avevano chiesto il rinvio a giudizio del giovane per violenza sessuale aggravata.
Inizialmente era indagato, a piede libero, anche il fidanzato della giovane, la cui posizione è stata archiviata. Anche lui è difeso dall’avvocato Umberto Leo.
Il fatto risale al pomeriggio del 28 luglio del 2024. La giovane vittima, in base a quanto ricostruito dagli inquirenti, sulla scorta della denuncia sporta dalla madre della ragazzina, si era recata nella sala d’attesa della stazione ferroviaria di Maglie, accompagnata da un’amica, e venne attirata nei bagni e poi stuprata da un amico del fidanzato.
La 14enne (all’epoca dei fatti) – secondo quanto ricostruito – aveva appuntamento in stazione con il ragazzino con il quale aveva una relazione da un mese: questi non avrebbe partecipato agli abusi, ma sarebbe rimasto in un locale adiacente, come avrebbe dichiarato agli inquirenti.
Soccorsa dalla madre, che aveva portato in macchina le due ragazze in stazione, la figlia della donna venne poi condotta in ospedale dove i sanitari rilevarono l’esistenza di lesioni compatibili con gli abusi.
Fondamentale è stata anche l’analisi dei telefoni cellulari sequestrati, dai quali è emerso come gli indagati avessero chiesto alla vittima e alla madre più volte di non sporgere denuncia.
Ricordiamo che i carabinieri, il 26 marzo scorso, eseguirono un’ordinanza di custodia cautelare in una comunità educativa, per l’amico del fidanzato della vittima.
In seguito il Tribunale del Riesame presso il Tribunale per i minorenni ha accolto il ricorso dell’avvocato difensore Umberto Leo ed ha rimesso in libertà il ragazzo. Secondo i giudici sono venute meno le esigenze cautelari, poiché fra il fatto e l’applicazione della misura cautelare sono trascorsi quasi otto mesi e inoltre il giovane ha confessato quanto accaduto.
A.C.





