Le telecamere riprendono i colpi come ‘scintille’. Ecco come Afendi si è salvato dall’agguato

Come ripreso anche dalle telecamere di videosorveglianza Amin è riuscito a salvarsi dai colpi di kalashnikov uscendo dall’auto e accovacciandosi dietro la ruota posteriore destra.

Doveva morire. Impossibile, del resto, uscire vivi da quella raffica di kalashnikov sparati contro l’auto parcheggiata su via Manzoni. Eppure Antonio Amin Afendi, 28enne di origini marocchine è riuscito a scendere con le sue gambe dalla sua Golf Volkswagen finita sotto una pioggia di proiettili. Si è salvato aprendo lo sportello lato passeggero e trovando “riparo” dietro la ruota posteriore destra, dove è rimasto accovacciato fino al ‘silenzio’. Un silenzio che, forse tanto quanto l’astuzia, gli ha evitato la morte. Capendo che il suo sicario aveva esaurito il caricatore dell’arma, è riuscito a fuggire, in direzione opposta. La fulminea e drammatica sequenza dell’attentato è stata ripresa dalle immagini di alcune telecamere di videosorveglianza installate a pochi metri dal luogo dell’agguato. Una in particolare, quella del supermercato, ha immortalato chiaramente quei momenti.

Il colpo, il bagliore e la fuga. L’inferno durato 5 minuti

Alle 22.10 l’auto su cui Afendi era appena salito è stata presa di mira.  Alle 22.15, il giovane marocchino è stato accompagnato da un’ambulanza al Pronto Soccorso, dove è arrivato in Codice rosso. Appena cinque minuti, tanto è durato il confine tra la vita e la morte per il giovane marocchino. Una sequenza ripresa dalle telecamere di videosorveglianza installate nella zona.

Il 28enne – stando a quanto raccontato agli uomini in divisa il giorno stesso dell’agguato dalla sua camera in Ospedale poi confermato dalle immagini degli occhi elettronici – ha raggiunto a piedi la macchina parcheggiata su via Manzoni dopo essere uscito dall’abitazione di un’amica di cui non intendeva a fare il nome. Era appena entrato in auto quando ha udito un solo colpo. Era “partito” dal finestrino dell’Audi nera, accostata accanto. Il bagliore di quell’unico sparo e quel suono, inconfondibile, gli hanno in qualche modo salvato la vita. Ha capito subito che non avrebbe avuto scampo, ma è riuscito a ‘salvarsi’. È sceso dalla Golf, si è protetto accovacciandosi dietro la ruota posteriore destra una raffica di colpi ‘illuminava’ la strada. Almeno dieci di un mitragliatore Kalashnikov.Fino al silenzio, segno che il caricatore dell’arma si era scaricato. Approfittando del momento, il 28 è fuggito. O meglio si è allontanato.

A raccontare quello che è accaduto dopo sono state le immagini delle telecamere che hanno ripreso tutto. Dall’Audi parte un ultimo colpo, diverso dai precedenti più rapidi e ‘simili a scintille’. Dai frame, sia pur in maniera poco nitida, si può notare la canna dell’arma che sporge qualche centimetro dal finestrino destro dell’Audi. Era di un fucile a pallettoni.

L’auto riprende la marcia, poi la frenata, improvvisa poco prima dell’incrocio col viale della Stazione. Dal lato guida scende un uomo, vestito di scuro. Ha il volto coperto, per non essere riconosciuto. È armato di fucile. Inizialmente indugia, poi raggiunge la Golf e nota lo sportello destro rimasto aperto. Realizza di aver fallito, ritorna in macchina e svolta a destra sul Viale della Stazione.

Le telecamere, a questo punto, riprendono ancora Afendi che, una volta al sicuro, torna su via Manzoni, sui gradini dell’ingresso dell’abitazione da dove era uscito.

La prova ‘regina’

La tecnologia, in questo caso, ha dato una grande mano. Gli accertamenti sulle immagini riprese dalle telecamere della videosorveglianza, in particolare quelle del supermercato, hanno permesso agli uomini in divisa di ricostruire l’attentato.  I Software, sempre più sofisticati, hanno invece ‘ricostruito’ il volto dell’autore, dell’esecutore materiale dell’attentato. “Prove certe ed incontrovertibili” quelle che, secondo i Carabinieri, incastrano Moscara.



In questo articolo: