Prestano denaro e pretendono la restituzione con tassi fino al 166%, arrestato 35enne albanese. Indagata una 31enne

L’uomo, lo scorso 10 giugno, è stato condannato nel processo con rito abbreviato nel processo Final Blow. Disposto anche il sequestro dei beni.  

Nella giornata di oggi, gli agenti della Questura di Lecce, Divisione Anticrimine e Squadra Mobile, diretta quest’ultima dal Vicequestore Alessandro Albini, ha dato esecuzione alla misura cautelare in carcere e al decreto di sequestro preventivo, emessi dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale del capoluogo, all’esito di una serie di attività coordinate Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di Shkelzen Pronjaj, 35enne albanese residente a Lizzanello, già detenuto.

Nello stesso contesto investigativo e stata indagata anche P.E. 31enne, la quale, al pari di Pronjaj è ritenuta responsabile dei reati di usura continuata aggravata in concorso ed estorsione. Il solo Pronjaj è anche indagato per rapina, e traffico di sostanze stupefacenti.

L’uomo, nell’ambito dell’operazione Final Blow, è stato destinatario nel febbraio 2020 di una misura cautelare in carcere, in quanto gravemente indiziato di fare parte di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, costituita e diretta dal boss leccese Antonio Marco Penza e poi condannato, all’esito processo abbreviato, il 10 giugno di quest’anno, alla pena di dieci anni di reclusione.

In seguito la sua posizione è stata approfondita dalla Divisione Anticrimine – Sezione Misure di Prevenzione Patrimoniali e alcuni giorni dopo, il 29 giugno,  è stata eseguita a suo carico la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno nel comune di residenza e della misura di prevenzione patrimoniale del sequestro, ai fini della successiva confisca, dei beni mobili e immobili per un valore di circa 250 mila euro.

Nel corso di successivi approfondimenti è emersa la disponibilità da parte del Pronjaj Shkelzen di considerevoli somme di denaro, evidentemente utilizzate anche per finanziare l’illecità attività usuraria.

La successiva attività di indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, svolta dalla Squadra Mobile, in stretta sinergia con la Divisione Anticrimine – Sezione Misure di Prevenzione Patrimoniali, ha consentito di fare emergere i reati di usura e altro perpetrati proprio dai due complici.

Nel corso dell’esecuzione del provvedimento cautelare e del contestuale sequestro preventivo sono stati sequestrati rapporti finanziari, beni e altre utilità riconducibili agli indagati Shkelzen Pronjaj e P.E. il cui valore ammonta orientativamente a circa 65mila euro.

Il 35enne, detto “Genny”, in concorso con la 31enne, con più azioni facenti parte del medesimo disegno criminoso, agendo ai danni di imprenditori, professionisti e altre persone in stato di bisogno, hanno prestato denaro, pretendendo la restituzione con tassi usurari che arrivavano fino al 166%.

Pronjaj peraltro in varie occasioni ha posto in essere rapine e condotte estorsive.

L’operazione investigativa assume particolare importanza nell’ambito di una Provincia come quella di Lecce dove, storicamente e in particolare in un periodo come quello attuale segnato dalla grave crisi pandemica in atto, la criminalità, specie quella di tipo mafioso, sfrutta le notevoli criticità economiche per infiltrarsi tra le pieghe dell’economia legale alterandone le dinamiche funzionali e concorrenziali.

L’esercizio dell’attività di usura avviene spesso ai danni di piccoli-medi imprenditori in difficoltà e rappresenta, di fatto, l’anticamera della compravendita a buon mercato di attività economiche sull’orlo del fallimento da parte della criminalità organizzata che, per questa via, raggiunge il duplice obiettivo di riciclare capitali di provenienza illecita e creare ulteriore ricchezza in favore delle organizzazioni malavitose.

Nonostante le numerose iniziative messe in campo a livello istituzionale, sotto il coordinamento della Prefettura di Lecce, oltre che dal modo dell’associazionismo finalizzate alla repressione e alla prevenzione del fenomeno dell’usura, a oggi si registra solo un timido incremento delle denunce da ricondurre, tra l’altro, ad una certa reticenza degli usurati a segnalare i fatti.



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