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La storia di un uomo come tanti, ma con il coraggio degli Eroi

Lo storico Donato Maglio ci racconta la vicenda di Hector “Mono” Carrasco, vita di un sopravvissuto alla dittatura militare cilena

by Redazione
26 Giugno 2026 10:36
in Cultura & Spettacoli
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Di Donato Maglio

La storia che voglio raccontare è una di quelle rimaste veramente ai margini della Memoria e dei Ricordi, per tanto tempo, una di quelle storie che, quando viene allo scoperto, lascia quella tristezza e quello sgomento di chi avrebbe potuto fare qualcosa e invece è stato indifferente. La storia è quella Hector Carrasco, nato a Santiago del Cile nel 1954.

Un uomo come tanti ma amante della libertà e della democrazia che, attraverso i suoi Murales, denuncia i soprusi e le ingiustizie verso i diritti fondamentali di ogni singolo essere umano. Si i murales, quell’arte da strada che ha un enorme fascino ed immensità. Di ideali socialisti, alle elezioni presidenziali cilene del 1970, fa campagna elettorale in favore del candidato di sinistra Salvator Allende, sia attraverso volantini sia attraverso l’arte, i colori. Allende vince le elezioni e dal 3 novembre governa la nazione sudamericana, avviando un vastissimo programma di nazionalizzazione delle principali industrie private del Paese, fra cui le miniere di rame, fino ad allora sotto il controllo di aziende statunitensi come Kennecott e della Anaconda, degli istituti bancari, delle compagnie di assicurazione e, in generale, di tutti i punti nevralgici della struttura socio-economica del Paese.

A causa di queste politiche e di un preciso disegno degli Stati Uniti partito alla fine degli anni sessanta, un largo gruppo di militari attua un Colpo di Stato che porta al governo il dittatore Augusto Pinochet. Così come avviene in Brasile, in Paraguay, in Argentina, anche il Cile cade sotto i colpi della vasta operazione che prende il nome di Condor. Per volontà del Presidente americano Nixon, di Kissinger e della Cia, si vuole impedire che l’America Latina diventi comunista ed il popolo voti liberamente chi deve governarlo. L’11 settembre 1973 iniziano per il Cile diciassette anni di sofferenza, privazione delle libertà fondamentali, persecuzioni ed uccisioni di intere generazioni.

Solo nel 1988 si tornerà al voto democraticamente. Viene occupata la Moneda, il Parlamento cileno, e Salvador Allende si suicida per non cadere nelle mani dei golpisti. Hector, nello stesso giorno del golpe, si trova in macchina con degli amici, e mentre percorre una strada viene fermato da alcuni militari che, dopo un minuzioso controllo sfociato anche in un abuso fisico durante la perquisizione nei confronti di una sua amica, viene lasciato andare. I primi giorni di governo della giunta militare Hector, insieme con alcuni compagni, tenta un’opposizione armata senza successo perché le forze ribelli sono poche e male armate per contrastare un governo di militari ben addestrato. In questo contesto viene chiamato Mono, che significa “Scimmia”, a motivo della sua velocità ed abilità. A causa della sua opposizione al dittatore Pinochet viene ricercato dalla milizia che entra in casa sua trovando solo i genitori. Lui viene informato in anticipo della tentata cattura e quindi non si fa trovare. Cambia abitazione più volte sino a quando tenta il tutto per tutto, cercando di scavalcare il muro dell’Ambasciata Italiana in Cile, e lo fa nel momento in cui c’è il cambio di guardia dei militari all’esterno della struttura diplomatica. Con un balzo atterra su un materasso, che era stato posto nel giardino dell’Ambasciata, per tutte quelle persone che volevano scappare e trovare rifugio in territorio amico. Chiede ed ottiene asilo politico. I diplomatici italiani, in tutti gli Stati dell’America Latina e non solo, hanno aiutato persone in pericolo e che hanno rischiato di morire.

L’Ambasciata rilascia ad Hector un foglio A4 con la sua foto in bianco in nero e le generalità, e con quel documento è salito su un aereo della Lufthansa arrivando a Roma il 4 ottobre 1974. E’ un giovane ragazzo, ha ancora venti anni.  Alla domanda: <> lui ha risposto: <>. Nel 1976 arriva a Milano dove inizia a lavorare grazie alla gentilezza e alla disponibilità della classe operaia. Con la Brigada “Ramona Parra” e la Brigada “Pablo Neruda”, Hector ha dipinto murales a Milano, Torino, Santo Stefano Ticino, a Cinisello Balsamo, a Copertino e in tantissimi altri Comuni. Nel luglio 2004 l’Ambasciata del Cile a Roma gli ha conferito la Medaglia “Pablo Neruda”, onorificenza governativa promossa dalla Fundación Pablo Neruda. Oggi vive in Italia ed è residente nella frazione Cantavenna di Gabiano Monferrato in Valcerrina. La dittatura militare di Augusto Pinochet ha causato la morte di oltre quarantamila persone tra donne e uomini, di ogni età ed estrazione sociale. Hector Carrasco, ancora oggi, si batte affinché il male che lui e la sua gente hanno dovuto subire non si ripeta più.

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