Calimera disposta ad ospitare Mimmo Lucano, il Sindaco dell’accoglienza ‘bandito’ da Riace

La Sindaca, Francesca De Vito ha scritto al ‘collega’ Mimmo Lucano, sottoposto al divieto di dimora a Riace: “Calimera è disposta ad ospitarti”.

Domenico Lucano, Mimmo come lo chiamano tutti, ha dovuto lasciare la sua Riace, borgo di poco più di cinquecento anime, diventato il simbolo dell’accoglienza. Fino a poco tempo fa, le strade ed i vicoli della cittadina calabrese erano animati da volti di ogni nazionalità, provenienti dai più svariati angoli del mondo. Era un esempio, Riace di come l’ospitalità poteva diventare un’occasione di riscatto. Poi il primo cittadino è stato indagato dalla Procura di Locri per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Un fulmine a ciel sereno.

Da qui, il «divieto di dimora» imposto da Giudici del Riesame. Non ha fatto in tempo a prendere il borsone, a caricare la macchina che molti suoi colleghi hanno offerto ospitalità. Di inviti il sindaco dell’accoglienza ne ha ricevuti tanti in queste ore, non solo dall’Italia e mentre sembra che abbia accettato la proposta di Luigi De Magistris ecco che anche un comune salentino si candida ad aprire le sue porte all’esiliato. È Calimera, piccolo paese della grecìa salentiana, in cui rimangono vive le tradizioni della cultura greco-bizantina e che conserva un antico idioma, il griko.

Con una lettera indirizzata a Lucano, la sindaca Francesca De Vito si è detta disposta ad ospitarlo.

La missiva

«Caro collega – si legge –  sono la sindaca di un piccolo comune della Puglia che agli esordi degli anni Novanta, prima frontiera in Italia sulle porte del Mediterraneo, testimoniò con orgoglio l’accoglienza di popoli stranieri. Il Comune che rappresento, dal benaugurante nome Calimera, appartiene alla Grecìa Salentina, comunità allargata. La Storia ha voluto sperimentare nella nostra terra la contaminazione e l’integrazione fra culture diverse, quella “convivialità delle differenze” così autenticamente testimoniata dal nostro conterraneo don Tonino Bello. Per questo, siamo orgogliosi di identificarci con il monito inciso nella Stele che ci fu donata dalla Città di Atene nel 1960 come simbolo della comune identità e che conserviamo nei giardini pubblici: “Zeni sù en ise ettù ‘sti Kalimera” – Straniera tu non sei qui a Calimera. Questa frase racchiude per noi il senso dell’appartenenza più intima alla nostra Comunità e, al contempo, è il varco duttile dei nostri confini, apertura piena e incondizionata all’Umano».

Impossibile, secondo la Sindaca non sentirsi chiamati in causa come amministratori, ma soprattutto come cittadini di una comunità che – come tanti comuni del Salento – ha fatto dell’ospitalità una bandiera, un vanto.

«Riace è per noi modello di integrazione e di Comunità che va narrato e testimoniato. Ti invitiamo a farlo, offrendoti la nostra accoglienza qui a Calimera, nel nome di quello scambio sacro che è l’ospitalità, per cui ospite è chi accoglie e chi è accolto. Ti aspettiamo, con stima»



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