Mario Spagnolo striglia il centrodestra ‘basta reazioni schizofreniche e ulteriori cadute di stile’

Il segretario cittadino di Noi con Salvini, Mario Spagnolo striglia il centrodestra che ha disertato la cerimonia di proclamazione degli eletti: ‘serve una pausa di riflessione per evitare ulteriori cadute di stile’.

«Nella vita, ogni tanto, bisogna avere un ottimo stile anche nelle sconfitte, magari un gran bagno di umiltà può rafforzare un'immagine ormai scolorita dal tempo, dall'arroganza, dalla supponenza e dalla superbia». Parole dure quelle con cui Mario Spagnolo, segretario cittadino di Noi con Salvini, commenta le carte in tavola scompaginate dalla decisione della Commissione elettorale, presieduta dal Giudice Alcide Maritati, di assegnare il premio di maggioranza a Carlo Salvemini. Già, perché mentre il centrosinistra si è rimboccato le maniche e si è messo subito a lavoro per avviare la macchina amministrativa, il centrodestra grida allo “scandalo” e pensa a tutte le azioni che possono essere messe in campo per urlare il dissenso. Ma tra le file di quelli che hanno corso con Mauro Giliberti, c’è una voce fuori dal coro.
  
«Schizofrenica e poco rispettosa per l’istituzione» così Spagnolo definisce la reazione del centrodestra che l’Aventino e la partecipazione ai lavori consiliari non ha ben deciso la strada da percorrere e nel mentre prepara ricorsi e diserta la cerimonia di proclamazione degli eletti: «Stiamo assistendo in questi giorni ad uno spettacolo poco edificante per la politica cittadina. A volte è sacrosanto (pare come in questo caso) reagire nelle sedi opportune e difendere ciò che si ritiene una posizione giusta, ma disertare il luogo depositario della democrazia cittadina nella prima assise è quanto di più indegno possa esistere per un rappresentante di tutti quei cittadini che hanno espresso il loro voto libero e democratico». Insomma, secondo il segretario cittadino del movimento guidato da Matteo Salvini i consiglieri di opposizione avevano davanti tre possibili vie da percorrere: incatenarsi o darsi fuoco ai piedi del palazzo comunale; non riconoscere il risultato e di conseguenza non presentarsi a nessun consiglio comunale, quindi dimmettendosi; la terza fare il proprio dovere nel consiglio comunale di opposizione costruttiva ed attendere il risultato dei vari ricorsi presso le sedi opportune.
  
«Questo schiamazzare e lamentarsi come un bambino viziato sol perché gli è stato tolto il giocattolo dalle mani – si legge nella nota a filma di Spagnolo – rende l'idea che la lezione dei leccesi non sia servita a niente! Forse qualcuno credeva di essere eterno nella sua posizione di amministratore, credenza derivata ovviamente da manie di onnipotenza. Tutto arriva e tutto passa, ma evidentemente questa frase non era nel bagaglio culturale di alcuni amministratori e non solo….»
  
Poi la proposta: sotterrare l’ascia di guerra. «Ritengo – conclude Spagnolo – che sia necessaria una tregua politica, una pausa di riflessione per evitare ulteriori cadute di stile».



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