Accoltella la fidanzata “per gelosia”, Filomena D’Antini “Serve la certezza della pena”

“Anche oggi una donna ha rischiato di morire per mano del proprio compagno. La Politica faccia di più per punire adeguatamente chi commette simili reati”. Parla la consigliera di Parità della Provincia di Lecce, Filomena D’Antini

Alla fine è crollato, forse schiacciato dal rimorso, forse consapevole che la versione della “caduta” farfugliata ad un’amica appariva poco credibile ai carabinieri che lo stavano interrogando. Alla fine ha ammesso tra le lacrime di essere stato lui a ferire la sua fidanzata. Sette colpi con un coltello rimediato in cucina. La ragazza – ricoverata nel reparto di rianimazione dell’Ospedale di Tricase – se  la caverà, fortunatamente. Lui – descritto come un bravo ragazzo, tutto casa-lavoro, di buona famiglia – è stato accompagnato a Borgo San Nicola. Che cosa sia scattato nella sua mente è difficile dirlo, fatto sta che ora dovrà difendersi dall’accusa di «tentato omicidio».

Quanto accaduto poco dopo la mezzanotte di ieri a Morciano di Leuca poteva avere un epilogo più drammatico. Impossibile non pensare a Noemi Durini, la studentessa di specchia uccisa dal suo fidanzato Luci.  A Teresa Russo, ammazzata a sangue freddo dal marito da cui si voleva separare.

«Queste storie di cronaca non fanno bene ai nostri figli e fanno male alla nostra terra, il Salento, luogo di accoglienza, di valori e forti tradizioni culturali e religiose» ha dichiarato la consigliera di Parità della Provincia di Lecce, Filomena D’Antini

 

La politica dovrebbe fare di più

«La Mediazione Familiare per guidare i coniugi a gestire i conflitti deve diventare legge – si legge nel comunicato a firma della Consigliera – soprattutto si dia certezza alla pena. Sì perché chi delinque, chi uccide, chi usa violenza o priva della vita una moglie o una compagna o una figlia, sa per certo che dopo qualche tempo in carcere torna libero! Il mio appello va, pertanto, al Governo che deve darsi una mossa e  mettere in programma, tra le priorità, la Riforma della Giustizia anche alla luce di quanto ormai disposto dall’Organizzazione delle Nazioni Unite: il femminicidio rappresenta, senza se e senza ma, una grave violazione dei diritti umani».

Certezza della pena, quindi. «Occorre contare su misure sanzionatorie efficaci – continua la consigliera D’Antini – soltanto dopo pensare al percorso riabilitativo dei detenuti, percorso che deve sempre esserci, ma che deve essere preceduto da adeguate normative in tema di carcerazione. Penso alla carcerazione preventiva che possa scattare nel momento in cui viene segnalato un gesto di violenza. Ad oggi, infatti, vi sono strumenti a mio avviso poco efficaci per proteggere chi è vittima di violenza o minacce, e tale incertezza scoraggia le vittime a denunciare».

«E poi: accorciamo i termini di un processo – conclude la consigliera di Parità – perché, se a causa di lungaggini procedurali il reato si prescrive, il reo rimane impunito. Una conseguenza semplice e altrettanto atroce».



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