Il suo rapporto con i tifosi del Lecce non è mai stato idilliaco. Un’esultanza di troppo dopo il gol con la maglia bianconera davanti a centinaia di salentini in trasferta e la scelta di guidare la panchina dei “galletti” e un Bari, ormai salvo, contro un Lecce che si giocava tutto, costringendolo ai play-off per la promozione, hanno reso la ‘ferita’ insanabile, ma l’antipatia calcistica non dovrebbe impedire a ogni amante del calcio di ammenttere che Antonio Conte è un allenatore di calcio da manuale. Non sarà sicuramente il migliore, ma può essere a ragione inserito tra i più bravi come ha dimostrato sul campo. Non è un caso, quindi, che il suo sia il nome più quotato per la panchina azzurra. Non è una certezza, ma i rumor insistono: quando c’è da ricostruire, il pensiero va sempre lì, al salentino Conte, al suo ritorno come CT della nazionale. Un’ipotesi nemmeno tanto remota, nonostante il contratto che lega il leccese al Napoli fino al 2027.
Carriera da Campione
Uomo di campo, col fisico ancora da giocatore nonostante l’età, Antonio Conte non è nato per fare il selezionatore, ma anche in questo ruolo ha raggiunto livelli di eccellenza. Lo ha dimostrato nella sua prima esperienza in azzurro, quando con materiale umano tutt’altro che straordinario riuscì a costruire una squadra vera, compatta, riconoscibile.
Conte è bravo in tutto, da giovane ragazzo di provincia, da giocatore di una squadra come Lecce che lo ha visto scendere in campo, in serie A, a 16 anni, e da capitano di alcune delle squadre più titolate d’Italia e non solo.
Con la Juventus, Conte ha scompaginato i libri di filosofia del calcio e ha insegnato che gli obiettivi si possono raggiungere nonostante tutto e tutti. Oltre il talento c’è la volontà dell’uomo e il lavoro duro. L’etica del lavoro è la materia che Conte insegna alla sua Università del calcio, quell’etica che contrasta con la frivolezza di un sport che al massimo potrebbe essere un bel gioco.
La classe si dimostra così, con il lavoro, non con la buona stampa, non con la simpatia dei tifosi.
Rumor sul ritorno in Azzurro
Alla guida dell’Italia, con una componente tecnica modesta e con i giocatori che passava il convento, ha ottenuto grandi risultati. Un capolavoro tattico e umano, costruito più sulla cultura del sacrificio che sul talento.
E oggi, proprio mentre il calcio italiano cerca nuove certezze, il suo nome torna come una soluzione naturale per la Federazione giudata da Giovanni Malagò in cerca di un “ricostruttore”, capace di ridare un’anima a un gruppo tecnicamente normale. Non è una questione di nostalgia, quindi… è una necessità. Perché Conte rappresenta una garanzia. La sua “università del calcio” — fatta di sudore, organizzazione e fame — torna ad essere vista come una possibile soluzione.






