C’è un Davide che combatte contro i tanti Golia del Calcio, un piccolo eroe, basso di statura e con pochi mezzi che cerca di resistere a tutti i costi nella terra dei giganti.
Se non ci fosse il Lecce a rappresentare il Sud l’Italia si fermerebbe a Napoli.
L’unica squadra della Puglia, l’unica di provincia, dalla Toscana in giù, anzi il Pisa retrocesso alza ulteriormente le quotazioni geografiche fino a Reggio Emilia.
E’ il Lecce insomma che salva gli equilibri, che ricorda che lo sport è principalmente orgoglio territoriale e che il buon senso dice che non è necessario farsi rappresentare da maglie e colori lontani da casa nostra.
Piccolo e bello, i due aggettivi di un Lecce che fa battere il cuore, con dirigenti che vanno allo stadio in tutte le partite e che si dedicano ‘anima e core’ alla loro squadra, e che poi esultano come autentici capi ultrà.
Un Lecce che combatte, fino alla fine, con la squadra che ha, debole e incerta, messa insieme da logiche che qualcuno definisce a buon mercato.
Un Lecce che dopo il gol di Stulic al 96° ha fatto saltare sulla sedia commentatori e telecronisti, opinionisti ed esperti della materia.
Una squadra del Sud attorno alla quale si sta stringendo un’intera regione, in tanti anche da Bari, città storicamente nemica, calcisticamente parlando.
Tiferanno in molti per il Lecce domenica prossima, dalla Sicilia, ma principalmente dalla Sardegna, dove i cagliaritani sperano di ritrovare i giallorossi nella prossima stagione. Tiferanno a Roma, dove il tifo calcistico sogna prima o poi di scardinare le serrature blindate di un calcio a forte trazione settentrionale. E anche in Liguria e in Friuli c’è chi applaude alla resistenza giallorossa e chi lo farà incrociando le dita nella speranza che sia il Lecce a spuntarla anche quest’anno.
Insomma c’è mezza Italia che fa il tifo per il Lecce, e questo non è un fatto normale. E allora chiediamoci perché.
Perchè c’è una spiegazione a tutto questo.
