Gallipoli, il Coronavirus ferma l’antica processione della Madonna Addolorata

La processione della Beata Vergine Addolorata è un’antica tradizione che va in scena nelle vie di Gallipoli il venerdì precedente la domenica delle Palme

Per descrivere i riti che vanno in scena a Gallipoli durante la Settimana Santa si dovrebbero affollare le strade, i vicoli e le Chiese che fanno da sfondo a queste antiche tradizioni religiose in cui la fede e la devozione si mescolano agli usi e ai costumi di un passato ancora presente. Ogni anno, in questa cittadina che affaccia sul mare, si crea un’atmosfera quasi surreale, in grado di incantare, stupire, meravigliare i credenti, i turisti e i tanti curiosi che si ritrovano in città.

Il calendario della memoria storica inizia il venerdì che precede la domenica delle palme. Il giorno più atteso dagli abitanti svegliati, alle prime luci dell’alba, dal suono delle campane. L’appuntamento con la storia è nel centro storico, dove si affaccia la Chiesa del Carmine, gestita da tempo altrettanto immemorabile dalla Confraternita della Misericordia e del Monte Carmelo che organizza le solenni celebrazioni. Da via Fontò partirà la processione con la statua settecentesca della Beata Vergine Addolorata, venerata da secoli. Un corteo per le strade scandito da una melodia triste, dal suono malinconico e doloroso di tamburini e trombe.

La Processione dell’Addolorata

Dall’ormai lontano XIV secolo, in questo giorno ‘speciale’ tutti i fedeli si stringono attorno all’immagine lignea della Madonna Addolorata. Un tempo, si racconta, le donne gallipoline indossavano il nero del lutto per riporlo il Sabato Santo allo scampanio della Risurrezione. Oggi, la processione fino alla Cattedrale – dove risuona la toccante melodia Stabat Mater – è scandita da momenti suggestivi. Il più toccante, forse, è quando il simulacro, attraversato il ponte seicentesco che collega la città nuova al bordo antico, si ferma su uno dei bastioni che affacciano sul porto. Mentre è rivolta verso il mare, il sacerdote benedice la popolazione, i pescherecci e i natanti. Contemporaneamente, nel silenzio della notte, tutte le imbarcazioni salutano con il loro caratteristico suono delle sirene la Beata Vergine.  La tradizione vuole che le donne che hanno seguito la Vergine Maria recitino 1000 volte l’Ave Maria.

Il rientro, lento e mesto, della statua della Vergine nella chiesa di via Fontò segna l’ultimo atto di questa intensa giornata di fede e devozione.

A Gallipoli questa antica tradizione-devozione è accompagnata anche dall’esecuzione di un oratorio sacro, denominato comunemente frottola, di cui esistono due versioni antiche; Ahi, sventura!  e L’han confitto. Si tratta di composizioni musicali molte famose e diffuse nell’ottocento.

Purtroppo quest’anno a causa di questa pandemia non si svolgerà nessun rito.

(Foto di copertina: Tommaso Mezzina)