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Adi Lecce illustra i suoi risultati ed elegge i nuovi organismi dirigenti

by Redazione
24 Agosto 2017 11:26
in Attualità
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Un sostegno continuo e doveroso nei confronti di Dottorandi e Dottori di Ricerca dell’Università del Salento che, negli ultimi anni, ha visto l’ottenimento di risultati pregevoli. ADI Lecce fa il punto della situazione in occasione del suo terzo congresso, tenutosi stamattina al Rettorato. E nella circostanza elegge anche i nuovi organismi dirigenti assieme al documento politico da seguire.

L’Associazione – ad oggi la più numerosa d’Italia e con 82 soci iscritti nel 2013 – in questi anni a Lecce è riuscita a raggiungere importanti obiettivi, dalla rappresentanza dei dottorandi in Senato Accademico nel 2011, al salvataggio delle borse regionali del 27esimo ciclo e al finanziamento di quelle del 28esimo ciclo nel 2012; d’altro canto borse integrative regionali e scomparsa definitiva del dottorato senza borsa figurano da tempo, ormai, tra i traguardi maggiormente inseguiti. E poi ancora: creazione di numerosi strumenti finanziari  di sostegno alla mobilità della ricerca dei dottorandi, tutela dei colleghi impegnati nei TFA e disinnesco dell’incompatibilità tra dottorato e incarichi di lavoro esterni inizialmente previsto dal DM 45/2012.

Tutto ciò in un clima di crisi economica che, ovviamente, s’è riversato sul panorama accademico, generando tagli alla ricerca e all’istruzione non certo congeniali alle università italiane. I dati OCSE parlano chiaro: il 'Bel paese' si classifica ultimo riguardo alla spesa per l’istruzione; questo perché alcune scelte politiche – spiega la relazione di ADI Lecce, letta dalla coordinatrice uscente Paola Medici durante l’incontro – hanno intaccato anche l’ateneo salentino in termini di precarizzazione trasversale. E in un tale vortice di precarietà non poteva, purtroppo, non rientrare la figura del dottore di ricerca; a ciò va aggiunto il blocco del turn over (che di fatto frena il ricambio dei docenti) e un mancato iter legislativo che valorizzi il massimo titolo di studio anche all’esterno dell’Università, dunque in Pubbliche Amministrazioni o imprese.

Un punto sul quale si sofferma maggiormente il segretario nazionale ADI, Antonio Bonatesta:«Bisogna garantire politiche di valorizzazione del titolo anche all’esterno; riducendo i posti del dottorato, ad esempio, non si lavorerebbe nell’ottica di crescita del paese. Il Dottorato punta a diventare forte e autorevole quanto i Dipartimenti. Assieme all’apposita scuola, che è interdipartimentale, suggerisce un lavoro unitario sul fondo unico della ricerca in termini distributivi».

Ad illustrare alcuni dati, del resto, è proprio il Direttore della Scuola di Dottorato Antonio Leaci. In sostanza, l’Università del Salento conta un personale docente di 664 unità, inclusi i 309 ricercatori – dunque quasi la metà dell’intero corpus – di cui solo 15 a tempo determinato. «Puntiamo molto ai giovani – dice il professor Leaci – l’impegno è massimo ma serve ulteriore sostegno. La Regione Puglia ha sempre sostenuto le esigenze del Dottorato, erogando in passato più di un milione di euro. Il decreto n° 45 agevola le grandi università e penalizza le medio/piccole realtà».

Una conferma amara, che giunge altresì dal delegato alla Ricerca, la professoressa Ilaria Romeo, intervenuta durante la riunione:«ADI svolge un ruolo fondamentale; oltre al braccio di ferro dentro le università va segnalato quello a livello nazionale. La scarsità di risorse è un problema italiano, dovuto all’estrema difficoltà finanziaria. Dobbiamo lavorare insieme per potenziare l’offerta, garantendo il collocamento dei dottorati anche di fronte a una politica strategica generale. ADI va solo ringraziata per la sua attività di stimolo e riflessione».

Al Congresso cittadino erano presenti pure la Senatrice accademica Ilaria Colazzo ed il professor Guglielmo Forges Davanzati, docente di storia del pensiero economico.

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