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‘Bisognava ammettere le colpe dei Marò e rispettare l’India’. Sul blog di Grillo scoppia la polemica

by Redazione
31 Luglio 2017 16:13
in Attualità
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In molti l’hanno definita una vittoria a metà, ma alla luce della decisione del Tribunale internazionale per il diritto del mare di Amburgo (Itlos nell’acronimo inglese) è difficile riuscire a guardare il bicchiere mezzo pieno. Sul banco, come ormai noto, la vicenda dei due fucilieri del battaglione San Marco, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone accusati di aver ucciso il 15 febbraio 2012 due pescatori indiani a largo delle coste del Kerala. In poche parole, in attesa dell'arbitrato internazionale all’Aja  a cui spetta il compito di «giudicare nel merito del caso», così come si legge nella sentenza arrivata dopo due mesi «Italia e India dovranno sospendere ogni iniziativa giudiziaria in essere e non intraprenderne di nuove che possano aggravare la disputa». I giudici però, con 15 voti a favore e 6 contro, hanno deciso di non prendere nessuna misura temporanea sui Marò in attesa della conclusione dell'iter giudiziario. Tradotto significa che Girone dovrà restare a New Delhi dove molto probabilmente dovrà raggiungerlo anche Latorre quando scadrà il permesso concessogli per curarsi. La delusione sulla mancata «liberazione» arriva subito dopo con il paragrafo 132: «Il Tribunale non ritiene appropriato prescrivere misure provvisorie nel rispetto della situazione dei due marines perché queste entrerebbero nel merito del caso».
 
Nel leggere la sentenza, il presidente dell’Itlos ha sottolineato che il Tribunale è consapevole sia del dolore delle famiglie dei pescatori indiani uccisi, sia delle conseguenze che le restrizioni comportano per i marò, aggiungendo dunque che le decisioni della Corte “non devono in nessun modo essere interpretate come un modo di appoggiare rivendicazioni di una delle due parti”. Un colpo al cerchio e uno alla botte per non scontentare i due paesi che, di fatto, mantiene lo status quo.
 
Una decisione, insomma, che ha diviso il Belpaese tra chi si è ritenuto soddisfatto e chi, invece, è rimasto deluso.  E mentre si discuteva su cosa è stato fatto, o non fatto, sui prossimi passi da intraprendere per riportare a casa i due militari italiani in tempi più brevi dei due-tre anni che si prospettano, come un fulmine a ciel sereno sul blog di Beppe Grillo è comparso un articolo, a firma di Mario Albanese, che sta facendo non poco discutere.
 
«La questione dei Marò – si legge – è stata condotta dai governi italiani in modo assurdo come se l'Italia fosse uno stato imperialista». Come si sarebbe dovuto comportare il nostro Paese lo spiega dopo «con molta umiltà, rispettando anzitutto la giustizia indiana, ammettere le colpe, riconoscere l'avventatezza dell'operazione, assumersi in solido tutte le responsabilità con le famiglie dei pescatori, invocare le attenuanti dei difficili tempi che viviamo. Probabilmente i nostri due eroi sarebbero già da tempo in Italia a scontare le conseguenze di un delitto colposo o preterintenzionale (a scelta degli esperti di diritto)»
 
Insomma, «Ciò che deve aver irritato particolarmente l'apparato giudiziario indiano deve essere stato l'atteggiamento negazionista che metteva in dubbio le responsabilità dei due militari che per aver fatto secchi all'istante i due pescatori indiani senza neppure ferirli, devono aver sparato una quantità esorbitante di proiettili». Così, conclude il blog grillino, «l'Italia ha proseguito nel mostrare la sua faccia sporca di paese svergognato e maneggione».

Tags: caso-maro
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