Tradizioni dal Salento: Carniali è muertu e Quaremma se lu chiange

Origine e storia di una delle tradizioni più caratteristiche, ma anche meno conosciute, della tradizione popolare del territorio salentino: le Quaremme.

Il Carnevale è ormai finito e con il mercoledì delle ceneri è ufficialmente cominciato il periodo della Quaresima. Per i vicoli dei borghi del Salento non sarà insolito scorgere, tra un balcone e l’altro, le Quaremme, scure figure che, se non incutono timore, lasciano sicuramente sorpresi e stupiti. Che cosa rappresentino e  perché si trovino lì appese sono le domande più comuni, forse non sapendo che si tratta di un’antica tradizione che mescola sacro e profano, una delle più caratteristiche forse.

Storia e origini della Quaremma

Se per la tradizione la vecchia vestita a funerale vuole essere la vedova di Carnevale(morto il giorno prima per i troppi bagordi), in realtà, la sua storia ha origine nei culti antichi della terra che, ancor prima del cristianesimo, celebravano il passaggio dalla stagione invernale alla primavera e, quindi, al nuovo anno.

Simili non solo per aspetto alla Befana, le Quaremme, il cui nome viene dal francese Careme = Quaresima, richiamano in tutto questo particolare periodo dell’anno (che, una volta, era visto non soltanto come il più freddo ma, soprattutto, anche come quello più avaro) recando in mano una conocchia, monito del tempo che passa, e un’arancia che, già vista dalla mitologia greca come il dono di nozze fatto da Giove a Giunone in segno di amore e fecondità, è infilzata da alcune piume di gallo (una per ogni domenica di quaresima) che rappresentano il sole e l’auspicio che l’inverno, simboleggiato dagli abiti neri, passi in fretta.

Sempre in chiave mitologica, poi, la figura della Quaremma è strettamente legata a quella di Cloto, una delle tre Parche che aveva il compito di tessere e filare il destino degli uomini tenendo, appunto, una conocchia in mano e vestendo, anch’essa, indumenti scuri.

Col passare dei secoli, poi, così come per il Natale, l’Epifania e la fòcara di Sant’Antonio, il significato di questi elementi venne rivisitato in chiave più cristiana e annesso alla morte e risurrezione di Cristo, prova ne è il fatto che, proprio la mattina di Pasqua (che guarda caso si celebra la prima domenica dopo il primo plenilunio di primavera), a mezzogiorno, le Quaremme vengono date alle fiamme mentre, nel cielo, il sole splende nel punto più alto. Segno, ancora una volta, del risveglio della natura e del concludersi della vecchia annata che si dissolve, quindi, nel rito purificatorio del fuoco.

Un altro esempio, insomma, della plastica capacità del folklore salentino di evolversi o, meglio ancora, adattarsi al mutare dei tempi senza, per questo, andarsi mai a smarrire.

Luca Nigro



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