Cosa può raccontare un uomo dopo 16 anni di carcere? L’intervista di Klodi Meshi

Una testimonianza di vita. La giornalista albanese Klodi Meshi racconta l’esperienza di un uomo appena uscito dal carcere dopo 16 anni.

‘Sono uscito dal carcere qualche mese fa, in totale ho fatto 16 anni di prigione. Mio padre era un rapinatore, picchiava mia madre tutti i giorni, per questione da niente, per una tazzina di caffé. Lei era succube, denigrata e offesa. Io con mia madre sono andato pochissime volte in carcere per vedere mio padre. Sono cresciuto senza infanzia, sono morto dentro per mia mamma. Mio nonno, da parte di mia madre, aveva una masseria, ci ha cresciuti lui. Sono cresciuto in una famiglia di rapinatori. Mio padre non lavorava, evidentemente io ho preso da lui. Ho una fratello che lavora, come lavorano anche i miei figli. Auguro per loro il meglio, come anche per me stesso, spero di trovare un lavoro. Non commetterò piu reati, basta! Ora apprezzo anche il valore di 1 centesimo, una chiacchierata semplice, ogni cosa normale della vita’.

Inizia così l’intervista della giornalista albanese Klodi Meshi ad un uomo uscito dal carcere dopo 16 anni. Una vita da riprendersi tra le mani e da riempire di emozioni nuove.

Lui ha 47 anni, é padre di 4 figli, i primi 3 avuti dall’ex moglie, l’ultimo dall’ex compagna. Ha un aspetto sereno, ti guarda negli occhi in un modo profondo ma non intenso, non trasmette paura, ti rendi conto che vorrebbe capirti bene e questo lo ripete più volte, non ti toglie lo sguardo mentre parli con lui, ha voglia di raccontare, di esprimersi. É un uomo con tanti tatuaggi, soggetti misti: la figura del Cristo, una croce, dei numeri. Da’ una spiegazione per ogni figura che macchia la sua pelle: ‘Riguardano situazioni particolari della mia vita, i miei figli, la donna che mi ha rovinato…

Non entra in chiesa, dice ‘non sono credente‘, ma se gli parli di Gesu ti interrompe: ‘Lui sì, lui era figlio di Dio, non come i preti…’

Come a ogni essere umano che abita questo pianeta, ha tante storie da raccontare, ha la sua storia da raccontare. Dice di sé che ha sbagliato ma non è cattivo. Racconta la sua verità, quella che conosce, non chiede favori, odia l’elemosina e si é offeso quando lo trattano da ex carcerato, adesso che dopo 16 anni di galera è uscito di prigione e non vuole tornarci mai più.

Non nasconde la sua esperienza nel carcere, anzi tira fuori l’argomento lui stesso per primo, come se mettesse le mani in avanti per dirti: ‘Se sei debole a queste situazioni, potresti scappare’.

I colpi bassi e le incognite vengono esclusi da lui, esattamente come i reati che quest’ uomo, con un nome comune del genere maschile, in Italia, uno dei Santi del Medioevo, ha scelto d’ora in poi di tenere fuori dalla sua vita.

Esiste una differenza notevole i posti del mondo, sicuramente esiste una notevole differenza tra carcere e vita libera.

Certo, fuori puoi avere tutto, bisogni fisiologici compresi, la tua donna e gli altri affetti, i figli. Dentro invece ti tolgono tutto, é tutto proibito; sicuramente puoi avere di più se hai soldi. Puoi avere sigarette e puoi prepararti il cibo, cosi non mangi quello che danno ai carcerati. Io sono stato aiutato dai miei amici del carcere, i miei familiari non c’erano, non li ho avuti accanto. Ho avuto amici veri lì dentro, tanti. Di tutte le classi sociali. C’erano dei commercialisti, per dire… Questa è l’ Italia delle truffe…e qualcuno sbaglia le cifre. Con gli amici la vita dentro il carcere è piu facile. Ci sono i clan, ci sono i rivali. Io non ho temuto niente, però ogni giorno uno ti può rispondere male. I soldi valgono nella stessa maniera dentro che fuori, lì in carcere lavori e ti pagano, lo Stato ti dà per esempio 100euro al mese per le pulizie che fai, ma si fanno anche altre cose. Quindi, ricorderò sempre gli amici’.

Ricordi la prima volta in carcere? Uno sa che ha commesso dei reati e dovrà stare lì dentro per tanto tempo. Cosa si prova?

Ti senti morire, ero giovane, avevo solo 20 anni. La legge del carcere è diversa dalla legge di fuori, lì ci sono altre regole, come quelle della strada. ll carcere è costituito da diverse sezioni, io sono stato nel padiglione dei reati comuni, non quello di alta sicurezza o dei reati mafiosi. Io sono stato un rapinatore, in carcere stavo in una cella con piu di 20 persone. Lì ci sono anche quelli arroganti, come il capo-cella, non è facile stare lì. Quando entri in quel mondo, entri in un mondo diverso, fuori dal tempo e dallo spazio, poi piano piano cominci ad imparare della vita del carcere. Tutti ti trasmettono qualcosa. Ci sono i capi-clan duri, provi timore verso quelle persone. Lì se sbagli…paghi.

In che senso ‘paghi’?

Funziona così: per tutti i detenuti c’é un punto di riferimento, per gli Italiani come per quelli che provengono da altre nazioni. Ci sono extracomunitari, ucraini, albanesi… Il capo è sempre un italiano. Se sbaglia un italiano tocca al suo capo punirlo e se lui non lo fa, va punito lui stesso dagli altri capi, e cosi é per tutti. Per gli stranieri è piu difficile, loro non capiscono determinati meccanismi, spesso vengono picchiati.

Ci sono state occasioni in cui ti sei dovuto difendere?

Certo. Quello che ricevi in carcere, ti rimane dentro. Uno schiaffo non si cancella. Ti resta sotto la pelle per mesi, per anni. Poi cominci a diventare come loro, come l’ambiente. Fino a quando non esci e capisci che dentro non devi tornarci più.



In questo articolo: