Nuovo Dpcm, protesta il mondo dello sport: “Noi dimenticati, fateci ripartire”

A fare da portavoce gli istruttori di danza delle associazioni sportive locali. La richiesta è una rivalutazione dell’ultimo Dpcm, con cui si proroga la chiusura dei centri sportivi sino al prossimo 5 marzo.

Protestano i rappresentanti del mondo dello sport dopo l’ultimo Dpcm con si è prevista una proroga ulteriore di attività e centri sportivi, almeno sino al prossimo 5 marzo. A fare da portavoce alcuni istruttori di danza delle associazioni sportive della provincia di Lecce, che lamentano la scarsa attenzione dedicata alla ripartenza del mondo dello sport dilettantistico.

La proroga delle misure restrittive entrata in vigore con provvedimento odierno è stata infatti accolta con grande malumore, visti gli sforzi richiesti a tutto il settore negli scorsi mesi e gli annunci che solo qualche giorno fa – per bocca del ministro dello sport Vincenzo Spadafora – avevano aperto uno spiraglio in vista di una ripartenza graduale già dal mese di Gennaio.

“Come tutti sanno il nostro settore è fermo dal 24 Ottobre 2020, il primo che è stato costretto a fermarsi dopo appena un mese dalla riapertura”, affermano Renato Andretta, Giovanna Accogli e Marta Maggiulli, istruttori di danza attivi nella provincia di Lecce.

“Siamo perfettamente coscienti dell’emergenza sanitaria che il mondo sta affrontando, per questo motivo siamo stati uno dei pochi settori che si è sempre attenuto scrupolosamente a tutti i protocolli di sicurezza imposti dal Governo. Abbiamo fatto il sacrificio in questi mesi con la speranza di una possibile apertura nel mese di Gennaio, ma ad oggi con il nuovo Dpcm la situazione per lo Sport non risulta migliorata e quindi molte realtà sportive saranno costrette a chiudere definitivamente come già avvenuto nei mesi precedenti ad alcuni colleghi”.

Non basta il bonus collaboratori e fondo perduto, perché i ristori elargiti per tamponare le chiusure non consentono di ammortizzare le spese ordinarie e l’affitto di locali. Per questo la richiesta è una rivalutazione dell’ultimo Dpcm, anche perché – affermano gli istruttori – “Il prolungarsi di tutta questa situazione inizia ad aver effetti negativi sulla salute fisica e mentale nostra e dei nostri soci. Chiediamo un’imminente rivalutazione riguardante la ripartenza del nostro settore, considerando anche che per tutti gli altri settori (centri commerciali, bar, parrucchieri, centri estetici, negozi, ristoranti, etc) si è riuscita a trovare una soluzione per continuare a lavorare. Gli unici a rimanere chiusi dafine ottobre ad ora siamo stati noi, senza aver la possibilità di comprenderne il motivo. Crediamo di meritare delle risposte che fino ad ora non sono state concrete né esaustive. Ci sentiamo offesi e presi in giro, perché nelle nostre strutture non ci sono mai stati casi di contagio. L’arte non può morire”.



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