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È Ylenia Carrisi la Suzanne uccisa da ‘Happy face killer’?

by Redazione
23 Agosto 2017 15:28
in Attualità
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Per capire se si tratta soltanto di un’ipotesi investigativa o se quanto dichiarato da Keith Hunter Jesperson, un camionista conosciuto come «Happy face killer» (il killer dalla faccia che ride) corrisponda a verità, bisogna aspettare almeno tre, forse quattro settimane. Giusto il tempo di confrontare il Dna prelevato  su richiesta delle autorità statunitensi  alla famiglia di Albano Carrisi con quello dei resti del corpo di una giovane donna, morta in Florida nel 1994, nove mesi dopo la scomparsa di Ylenia, che sembrerebbero compatibili con la descrizione della figlia del cantante.
 
 Accusato di aver ucciso otto donne in cinque anni, l’assassino seriale che era solito confessare i suoi omicidi scrivendo lunghe lettere firmate con uno smile, ha raccontato di averne commessi almeno 160.  Tra le sue vittime, anche un'autostoppista che nel 1996 gli aveva chiesto un passaggio a Tampa city, in Florida. La donna, gli aveva raccontato di chiamarsi Suzanne, lo stesso nome usato Ylenia Carrisi nel periodo in cui viveva in America. Grazie alla tenacia di un agente speciale che si occupa di Cold Case e che non ha mai rinunciato ad indagare su quel cadavere senza nome, sulla scomparsa della figlia di Albano e Romina Power potrebbe essere scritta la parola fine. Questa  volta potrebbe essere davvero l’ultimo capitolo di una storia lunga e dolorosa che va avanti da 21anni.
 
Prima è stato ricostruito il viso della sconosciuta, sia con l'aiuto dello stesso autore dell'omicidio sia dall’analisi dei resti della ragazza senza nome, poi una volta “notata” la somiglianza con alcune foto della primogenita di casa Carrisi, gli uomini dell’Interpol hanno voluto vederci chiaro, inviando in Puglia i Carabinieri per prelevare alcuni campioni genetici di papà Albano e dei suoi figli Yari, Romina e Cristel. «È così, ma non ho davvero argomenti su questa storia, dolorosa, amara. Una settimana fa mi è stato prelevato il Dna» ha confermato l’ugola di Cellino San Marco, aggiungendo però di non credere alla fondatezza della nuova inchiesta.
 
Stessa procedura anche per la mamma di Ylenia,Romina Power, che in quei giorni si trovava a New York. 
 
Da quel 31 dicembre del 1994, tante sono state le piste che si sono susseguite, ma la strada per conoscere la verità non è mai stata trovata. Seppur dolorosa, questa potrebbe essere davvero la svolta decisiva. 

Tags: ylenia-carrisi
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