Elvis Presley, la morte del re del Rock ‘N’ Roll e la leggenda della sua finta scomparsa

Il 16 agosto 1977 Elvis Presley, il re del rock and roll, venne trovato morto nel bagno della sua villa, a Graceland, dalla fidanzata di allora, Ginger Alden

Memphis – Tennessee, 16 agosto 1977. In una di quelle giornate afose, tipiche del sud degli Stati Uniti, Elvis Presley viene trovato senza vita nel bagno della sua maestosa villa di Graceland dalla fidanzata Ginger Alden. La corsa al Baptist Memorial Hospital sarebbe stata inutile, come i tentativi di rianimarlo. Il re del Rock ‘N’ Roll era morto da ore per “arresto cardiaco” secondo il comunicato ufficiale diffuso quando l’orologio aveva appena segnato le 15.30, senza alcun riscontro medico-legale.

Aveva 42 anni e una carriera alle spalle di tutto rispetto con 61 album pubblicati, un miliardo di dischi venduti in tutto il mondo e una schiera infinita di fan, soprattutto donne. Forse anche per questo, nessuno ha accettato quella fine ingloriosa costruendo diverse teorie, più o meno fantasiose, su quel fatidico martedì di metà agosto. La più famosa è che Elvis non sarebbe mai morto, ma avrebbe finto la sua scomparsa per allontanarsi e sfuggire dalla popolarità. Una messinscena per non dover più fare i conti con la pressione.

Le ultime ore di vita di Elvis Presley

Elvis era tornato a casa dopo un concerto. Fino alle prime luci del mattino aveva curato, con la famiglia e il suo staff, gli ultimi dettati del concerto che si sarebbe dovuto svolgere a Portland, l’indomani. Ad attenderlo ci sarebbe stato un Cumberland Civic Center da tutto esaurito, anche se gli ultimi show della star erano stati deludenti a causa di non poche défaillance. “The Pelvis” non dominava più il palco con i suoi movimenti che hanno fatto innamorare milioni di fan, non muoveva  più il bacino, come aveva fatto facendo “svenire” mezzo mondo. Sotto i riflettori sembrava annoiavo, sbagliava le parole delle sue canzoni, rendeva indecifrabili anche i suoi cavalli di battaglia.

Alle 4:00 convoca i suoi «ragazzi» per una partita di racquetball. Poi suona al piano due canzoni gospel e il brano country Blue Eyes Crying in the Rain, l’ultimo pezzo che abbia mai cantato. Alla fine si ritira in camera per cercare di riposare prima della partenza. Non riuscendo a dormire assumere una dose di barbiturici, la seconda. Un “vizio” che il suo medico personale, George Nichopolous conosceva bene. Il “Dr. Nick”, come tutti lo chiamano, non gli fa mancare nulla: dispensa tranquillanti e sonniferi in dosi abbondanti. Solo nel 1977 gli aveva prescritto diecimila dosi di medicinali. Fatto che gli costò la radiazione dall’ordine.

Alle 9.30 Elvis va in bagno portando con sé un libro sulla Sacra Sindone, The Scientifc Search For The Face Of Jesus di Frank Adams. Quattro ore dopo la scoperta. Il corpo di Elvis era riverso sul pavimento, con i pantaloni del pigiama abbassati e il volto violaceo. Joe Esposito, il suo insostituibile braccio destro, gli tira su i pantaloni come ultimo gesto di compassione. Prova a sentire il polso, ha la sensazione di percepire un soffio d’aria uscire dai polmoni e gli pratica un massaggio cardiaco. Tentativi disperati. Dopo la chiamata al 911, un’ambulanza raggiunge la villa. Alle 2.56 parte verso il Pronto Soccorso dell’Ospedale, ma dopo mezz’ora di inutili manovre, Elvis Aaron Presley viene dichiarato morto.

Alle 16.00, davanti al cancello di Graceland e di fronte a centinaia di telecamere e di microfoni, il padre Vernon Presley dice semplicemente: «My son is gone» (mio figlio se n’è andato).

Elvis è vivo, ha solo finto la sua morte

Sono tanti, tantissimi gli ammiratori convinti che The King sia ancora vivo. Una teoria nata non solo per “amore” di un personaggio che non poteva morire così. Come spesso accade, ad alimentare la leggenda sono stati i tanti dubbi e le tante domande rimaste senza risposta. Tutto è cominciato da un avvistamento, il giorno della sua morte. C’è chi ha giurato di averlo incontrato all’aeroporto, mentre acquistava un biglietto di sola andata per l’Argentina a nome di John Burrows, uno pseudonimo che il cantante utilizzava spesso quando doveva prenotare gli hotel. È stato il primo di una lunga serie di segnalazioni, molte smentite altre mai spiegate. Come quella famosa comparsa nel film «Mamma ho perso l’aereo». Elvis, che era stato un attore, aveva deciso di tornare al cinema di cui sentiva la mancanza interpretando l’uomo barbuto alle spalle della madre di Macaulay Culkin. Il regista e il protagonista, interpellati per smentire, hanno archiviato la teoria con una sonora risata, ma l’identità della comparsa non è mai stata rivelata.

I misteri e le incongruenze

Negli ultimi anni Presley era ingrassato. Si dice che fosse arrivato ad assumere circa 100mila calorie al giorno e che, a 42 anni, fosse arrivato a pesare più di 150 chili, troppi per un metro e ottanta. Un’immagina lontana da quello scatto rubato durante i funerali che ha immortalato il volto di Elvis, giovane, angelico, perfetto…come una statua di cera. La prima cosa che non torna. Più una in realtà.

C’è il mistero della tomba del Re. Il nome scritto sulla lapide è Elvis Aaron Presley. Non Aron, con una sola “a”. C’è poi il giallo del certificato di morte, dove è riportato il peso di 75Kg, sparito nel nulla. Non solo, a firmarlo sarebbe stata la stessa mano che per anni ha autografato foto e lettere, mandato inviti e siglato documenti ufficiali. La grafia è identica. E ancora il giorno dopo la morte di Elvis, la sua fiamma Lucy De Barbon trovò nella buca da lettere una rosa, inviata da El Lancelot, il soprannome che Elvis usava con lei e che nessun’altra persona al mondo conosceva.

Tutto per non accettare una morte poco consona ad un mito. Solo, imbottito di psicofarmaci, anfetamine, barbiturici e stimolanti e sulla tazza del water.



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