Più concertone e meno concertazione, arriva il 1° Maggio. La vacanza di lavoro nell’editoriale di Anna Durini

Il rischio che una festa importante come la Festa dei Lavoratori diventi ‘triste rituale’ nell’ editoriale di Anna Durini.

Puntuale come una canzoncina per bambini alle Elementari negli anni Settanta, la Festa, il I maggio, è tornata; è il lavoro che pare sia volato via, salvo ripresentarsi con qualche flebile e stanco «cucù» fra rami di aziende esauste. A dirla tutta, oramai, è la classe operaia che non c’è, né il paradiso, figurato da almeno tre generazioni come lo status dei «colletti bianchi», e ora non più.

Come uno spiazzante oloide, avanza invece, in una sorta di neutralità categoriale, la raccolta di dati statistici «sull’occupazione», confortanti e perfino sfidanti la forza della gravità di un «momento» di crisi, iniziato nel secolo scorso.

Nessuno ha l’ardire, né le basi, per confutarli o rigettarli, ma non si può fare a meno, oggi come oggi, di chiedersi a cosa porterà “esporre bene per attuare male”, o non attuare, politiche che tengano conto dell’intelligenza artificiale applicata senza buon senso, della necessità di risanamento e nuova liquidità nelle piccole e medie imprese, della sfida di un’istruzione evidentemente da riconcepire avendo riguardo ai nuovi mercati, a partire dal «business English» ormai reso obbligatorio dalla realtà.

Il I maggio si rilevano, come occorrenze più frequenti, termini come «concerto» e «concertazione», retaggio di un lessico ormai non più familiare, ma, se non desueto, svuotato, in cerca di nuove determinazioni di significato. Occorre cercarle, queste determinazioni, vincere la vertigine del futuro presente, adesso. «L’inverno se n’è andato/l’aprile non c’è più…».