Giustizia e tempi lunghi: Comune di Lecce senza risorse pignorabili per pagare le sentenze

Lo ‘Sportello dei Diritti’, di Giovanni D’Agata, sta seguendo la situazione che riguarda le casse comunali leccesi. In assenza di risorse pignorabili per pagare le sentenze, le conseguenze ricadono sui cittadini.

Il Comune del capoluogo salentino non possiede risorse pignorabili per pagare le sentenze. Un cittadino che chiede un pagamento è costretto ad affrontare spese infinite, e alla fine tutto ricade sull’intera cittadinanza leccese. La questione è seguito dallo "Sportello dei Diritti" di Giovanni D'Agata, il quale descrive dettagliatamente tutto  per mezzo di una nota stampa.

Un episodio discutibile, che la dice tutta sulle condizioni delle casse del comune di Lecce. Stando a quanto sostiene "Sportello dei Diritti" di Giovanni D'Agata tramite una nota stampa pervenutaci in redazione, molte scelte compiute dall'amministrazione andrebbero a colpire il singolo cittadino intento ad ottenere giustizia. Sono ormai all’ordine del giorno nel capoluogo salentino – si legge nel comunicato – le difficoltà quasi insormontabili degli abitanti che hanno ottenuto dei titoli esecutivi, anche definitivi, contro la stessa amministrazione comunale e che anche per modesti importi sono costretti a ricorrere a impegnative e dispendiose azioni esecutive di recupero, gran parte delle quali risultate infruttuose.

"Per tali ragioni, si porta all’attenzione della cittadinanza, anche per ottenere delle risposte dagli amministratori responsabili di tale situazione, uno tra i tanti casi tra quelli segnalati allo “Sportello dei Diritti” che – prosegue la nota – la dice lunga sulla situazione che vive la città candidata finalista a “Capitale Europea della Cultura” per il 2019 e sugli oneri crescenti che deve sobbarcarsi la collettività anche se si parte dal recupero di importi assai modesti".

Due residenti del capoluogo, a seguito di una causa vinta innanzi al Giudice di Pace di Lecce per un risarcimento del danno, notificavano in data 21.5.2012 una sentenza in forma esecutiva, che aveva condannato il Comune di Lecce a pagare la somma di € 900 euro oltre ad interessi legali dalla domanda e sino al soddisfo, nonché ad  550 euro per spese legali e 52 euro riguardanti spese di costituzione in giudizio, oltre accessori di legge. Peraltro, la predetta sentenza non venne impugnata e passò in giudicato diventando così definitiva. Trascorsi i 120 giorni previsti per legge senza il pagamento, gli avvocati dei due concittadini provvedettero ad intimare precetto per la somma complessiva che nel frattempo era arrivata a1.849,96 euro.

Non ottenendo alcun pagamento, venne la fase esecutiva attraverso un primo pignoramento presso terzi alla BNL, quale tesoriere del Comune di Lecce. Alla prima udienza del 27 maggio 2013 la dichiarazione del terzo (BNL) fu negativa per incapienza del conto e presenza di numerosi altri pignoramenti. Il Giudice dell'Esecuzione, decise di rimandare all'udienza del 24 settembre 2013 per una nuova dichiarazione del terzo nella speranza che la situazione fosse mutata. Anche alla seconda udienza la dichiarazione del terzo è rimasta identica. Si tentò con un secondo pignoramento presso Poste Italiane, ma i conti correnti risultano impignorabili poiché risulterebbe “aggredibile” unicamente il conto di tesoreria.

L'ultima strada rimasta agli esasperati cittadini leccesi a distanza di anni dal danno subito, è far valere il diritto a mezzo un ulteriore giudizio, quello di ottemperanza innanzi al TAR, con ulteriori costi che dovrebbero essere ancora anticipati dai danneggiati come vuole la legge ma che alla fine, se tale odissea dovesse concludersi ove non rinunciassero definitivamente per proprio sfinimento, andrebbero comunque a gravare sull’intera collettività. "Una situazione paradossale, ma che purtroppo risulta comune a tante altre e paradigmatica – scrive in una nota stampa Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” – dovrebbe porre gli amministratori di un ente percettore di milioni di euro tra tasse, imposte e sanzioni che gravano sui contribuenti e sugli utenti della strada, in serio imbarazzo se ci fosse ancora il pudore e la possibilità di vergognarsi di fronte a vicende divenute, nostro malgrado, normali".



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