Il circo di Gallipoli pesa sulla coscienza del Salento

L’estate estrema e irriverente della città bella è¨ un’onta per tutto il territorio, ma non possiamo far fuggire i turisti tanto meno cacciarli, bisogna accoglierli diversamente. Le proposte di Federbalneari

Ci siamo ricascati. Dopo un anno esatto e dopo le promesse da marinaio “mai più”, eccoci qui come prima peggio di prima, altro che mai più, ma molto di più.
Gallipoli è diventato il centro attrattivo di masse di turisti, di un turismo che definire a buon mercato sembra addirittura generoso, talmente a buon mercato che si dorme per terra, in mezzo alla strada, con buona pace di tutte quelle norme e convenzioni che fanno del vivere civile una necessità per tutti i cittadini del mondo.
Non può esistere un luogo senza regole, nemmeno nella giungla. Sicuramente non nel Salento.

Lo stesso Prefetto di Lecce, dopo aver verificato l’inadeguatezza dei mille tavoli istituzionali della scorsa estate per frenare l’emergenza caos a Gallipoli, quest’anno si ritrova a scoprire con i propri occhi quant’è delicato l’equilibrio che tiene in piedi la fragile industria turistica salentina, con folla e numeri talvolta spropositati.
Ma dopo avere fatto azioni di marketing e promozione per portare le gente nel Salento che cosa vogliamo? Cosa dovremmo aspettarci?
Beh innanzitutto potremmo aspettarci un periodo meno affollato e un’estate un po’ più lunga. Luglio è stato un deserto, agosto è stata un’indecenza, il senso della misura non si trova più nemmeno a pagarlo a peso d’oro.

Intanto, sulla vicenda Gallipoli i sindacati degli operatori balneari dicono la loro. Mauro Della Valle, presidente di Federbalneari Salento sostiene che il caso Gallipoli è una sconfitta di tutto il territorio nella misura in cui non si vuol capire che le esigenze del turismo sono cambiate.
«I giorni di ferie a disposizione sono sempre meno, i soldi per viaggiare molti di meno e spesso, pur di andare al mare nei posti più belli, i giovani partono con il biglietto del treno in tasca ma senza prenotazioni in hotel o nei B&B. Se dormono per strada un motivo c’è. Lo fanno non tanto perché sono maleducati, ma perché non hanno dove dormire, ecco perché – aggiunge Della Valle – dovremmo cominciare a pensare seriamente alla realizzazione di aree di sosta per giovani, ostelli, o luoghi in cui fare accoglienza a prezzi simbolici per favorire il turismo di frontiera che ormai ci sommerge, di certo non possiamo chiuderle quelle frontiere».

Ma non possiamo nemmeno trasformare il Salento in un circo.



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