Marò. Tra strategie, indiscrezioni e cambi di ministri sono passati quasi mille giorni

Dalle dichiarazioni del ministro della Difesa, Roberta Pinotti che ha ribadito la linea del silenzio sul caso marò al neo titolare della Farnesina Paolo Gentiloni che ha chiamato immediatamente Latorre e Girone.

«Stiamo lavorando con molta attenzione e con riservatezza: il caso marò è una questione di cui non è importante parlare, ma su cui è importante lavorare. [… ] In questo momento, non è utile raccontare i passi che si stanno facendo. Non perché debbano essere segreti, ma perché in questi casi la riservatezza è un elemento che può aiutare a risolvere la situazione». Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti intervistata da Maria Latella su Sky Tg24 ha ribadito, ancora una volta, che il Governo sta cercando “lontano dai riflettori” una «strada» per risolvere la situazione dei due fucilieri di marina che ormai si trascina dal 15 febbraio 2012. E, in effetti, su Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due militari del Battaglione San Marco accusati di aver ucciso due pescatori locali a largo delle coste del Kerala e trattenuti a New Delhi da oltre due anni in attesa di processo, in questi giorni era calato il silenzio.

«Ci aspettiamo di risolvere la situazione – ha aggiunto il ministro – vorremmo che questa sia la “sorpresa”. Ci lavoro ogni giorno, ma non faccio previsioni». Se la strategia dell’interlocuzione con il governo indiano riuscisse a sbrogliare, finalmente, la matassa ben venga ma occorre ricordare che qualsiasi  “tattica” messa in campo ha comunque una “scadenza”, quella del 13 gennaio, data in cui Massimiliano Latorre, temporaneamente in Italia  “grazie” ad un permesso speciale di quattro mesi concesso dalla Corte suprema indiana per permettere al fuciliere di curarsi dall’ictus che lo aveva colpito a fine agosto, dovrà fare ritorno a New Delhi dove è rimasto, invece, il commilitone Salvatore Girone.

Finora la sensazione è stata quella di trovarsi in un vicolo cieco e non ha certo aiutato il fatto che nel Belpaese dall’incidente avvenuto in acque internazionali tra la petroliera Enrica Lexie ed il St. Anthony, alla Farnesina si sono succeduti ben cinque ministri degli Esteri da Giulio Terzi di Sant'Agata, dimessosi nel marzo 2013 in contrasto con il governo che rispedì i fucilieri in India dopo un permesso speciale che li aveva riportati in patria, a Federica Mogherini che prima di trasferirsi a Bruxelles ha dovuto cedere il “testimone” a Paolo Gentiloni, passando da Mario Monti e Emma Bonino.

La prima telefonata del neoministro, insediatosi nel giorno di Ognissanti, è stata proprio ai due militari: l’obiettivo è  e sarà sempre lo stesso: riportarli a casa. «Il dossier dei marò – ha assicurato il neo titolare della Farnesina – è in cima all'agenda del governo».

Nel frattempo però, le voci si susseguono e quasi sempre giungono dalla stampa indiana. L’ultima notizia, ma solo in ordine di tempo, è quella della «soluzione consensuale» tra i due Paese per non parlare della proposta di risolvere il contenzioso con uno «scambio di prigionieri»: insomma Latorre e Girone per 18 marinai indiani fermati nel canale di Sicilia a bordo di una nave carica di stupefacenti.

Intanto però i giorni passano ed il rischio se non si passa dalle parole ai fatti è che qualsiasi azione intrapresa finisca, seppur tra buone intenzioni di complicare una situazione già abbastanza complessa.