Il Salento dice addio a Niny Rucco, il poeta che sapeva amare col dialetto leccese

Si è spento all’età di 97 anni Niny Rucco, scrittore e poeta salentino che al dialetto leccese ha dato dignità di lingua.

Si è spento all’età di 97 anni Niny Rucco, scrittore e poeta salentino che al dialetto leccese ha dato dignità di lingua. ‘Il professore’, così lo chiamavano tutti a cominciare dai suoi amati alunni che lo hanno avuto come docente in tutti i gradi della scuola pubblica, dalle elementari in gioventù fino all’istituto tecnico commerciale quando insegnava diritto al termine della sua carriera. Finita l’esperienza scolastica, Niny Rucco si dedica a tempo pieno alla scrittura che lungi dall’essere un hobby è un autentica ragione – e allo stesso tempo fonte – di vita.

I suoi libri sono raccolte di epigrammi in vernacolo leccese in cui si poggia l’occhio, con solare bonomia, sugli aspetti della vita quotidiana, sugli angoli e sugli spigoli della umana semplicità, sui rapporti di affetto all’interno e all’esterno delle nostre famiglie che diventano al tempo stesso il luogo privilegiato in cui le incomprensioni si accendono e poi si ricompongono con l’amore di un legame che perdona ogni contrasto.

Rucco ha saputo raccontare il Salento e i salentini col tratto distintivo del suo carattere: la comprensione dell’altro, la cura del prossimo a cui non dobbiamo e non possiamo dare troppe colpe per i suoi errori perchè sbagliare è umano, sbagliare ci appartiene, sbagliare ci migliora, sbagliare è qualcosa che tocca pure a noi.

Pipirussi, Mannaggia la cerasa, Passu passu, Comu se tice amore, Ci la ‘ccappa la cunta, ‘Robbe spase, Nu bbe na cosa facile, Camenandu Camenandu, Sciamu annanzi, A lla misa te lu sule: queste alcune delle sue raccolte più celebri.

Le condoglienze della redazione di Leccenews24.it ai figli Rita, Maurizio e Sandra nati dal matrimonio con la sua amata Pina.



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