Morto Benedetto XVI, il papa che portò Francesco

È morto a 95 anni Benedetto XVI, il papa che ha rinunciato al pontificato, un atto di coraggio che ha profondamente cambiato la Chiesa Cattolica.

Si è spento Benedetto XVI, il papa che ha scritto una pagina importante nella storia della Chiesa. Era l’11 febbraio 2013, giorno dedicato alla Madonna di Lourdes, quando il sommo pontefice annunciò la volontà di ritirarsi dal soglio petrino e affidare ad altri la guida della Chiesa universale. Una scelta un po’ a sorpresa annunciata, in latino, davanti ai cardinali, durante il Concistoro ordinario in Vaticano per la canonizzazione dei martiri di Otranto e di due monache spagnole. La notizia, in pochi minuti, fece il giro del mondo.

«Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino». Un ministero, disse, dev’essere compiuto «non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando».

Meno di un mese dopo, si arrivò all’elezione di papa Francesco, un Pontefice che ha lasciato un segno nel cuore dei credenti e non solo.

È stata questa la forza di Papa Ratzinger, quella di mettere al centro della Chiesa una novità assoluta e di creare le condizioni per un uomo diverso, Jorge Mario Bergoglio, venuto dalla fine del mondo. Se oggi papa Francesco è ai vertici del consenso e trionfa nei sondaggi, il merito è anche del suo predecessore che ha saputo fare un passo indietro, consapevole di non avere le forze “sia del corpo, sia dell’animo” per continuare. Anzi, principalmente è stato merito suo. È stato Joseph Ratzinger, teologo e intellettuale, a fare in modo che arrivasse un Papa con il nome del poverello di Assisi.

Ogni tempo giudica con severità i suoi profeti, la Bibbia ce lo insegna, e anche per un grande profeta come Benedetto XVI il giudizio non ha fatto difetto. Anzi con lui è stato più severo e netto del solito. Probabilmente perché la Chiesa aveva bisogno di caratteri più estroversi, sicuramente perché gli scandali e le polemiche interne ed esterne non erano state mai state così feroci come in quegli anni, e anche perché dopo quasi trent’anni di pontificato di Giovanni Paolo II i fedeli, la gente, il mondo avevano in mente l’idea di un Papa diverso.

Di quella scelta non si è mai pentito, “neppure per un solo minuto“. Da quel momento, il Papa emerito ha accompagnamato, con la preghiera, la Chiesa, dal suo rifugio nel monastero Mater Ecclesiae, con i suoi amati gatti.

Ma atteso che non è possibile fare classifiche tra i Papi, nel senso che non esiste un papa migliore di un altro per il magistero della Chiesa, tantomeno un papa buono o più buono, come convenzionalmente si dice troppe volte, possiamo dire che Benedetto XVI è stato un Papa a suo modo straordinario. Il Papa giusto per il suo tempo, anche se per un tempo breve.

Nella storia c’era stato un altro caso di dimissioni, quelle di Celestino V, «colui che fece per viltade il gran rifiuto», come scrive Dante, nella Divina Commedia. Benedetto, contravvenendo ad una tradizione bimillenaria, non ha inteso il suo ministero come un vitalizio, e questo è stato il suo merito. Fra i meriti non ha avuto certamente quello della battuta pronta, del sorriso elastico, dell’anticonformismo. Ma del resto non si “entra in Paradiso” per queste virtù. Il carattere è solo uno strumento, ognuno ha il suo. Francesco ha un carattere da autentico trascinatore, uno che piace, che non passa inosservato, buono e libero nel suo giudizio di sacerdote, vescovo e capo della Chiesa. Benedetto aveva nell’umiltà la sua arma segreta, l’ha usata bene, fino alla fine.

Ora se ne è andato, avvolto nella sua bianca e quasi commovente fragilità, probabilmente sulle note del suo amato Mozart. La candela che si stava consumando si è spenta. Ha scelto da tempo il luogo in cui sarà sepolto, nella che fu di Giovanni Paolo II, nella cripta di San Pietro.