Un giorno solo di festa non basta… buona pasquetta

Sul calendario c’è scritto Lunedì dell’Angelo perché ricorda l’incontro con le donne che si erano recate al Sepolcro, trovandolo vuoto. Perché si festeggia?

Pasquetta rinforza il giorno di Pasqua, una delle feste religiose più importanti per i fedeli cristiani, se non la più importante. Ricorda l’incontro dell’Angelo con le pie donne che si erano recate al Sepolcro, dove era sepolto Gesù Cristo, per cospargere il corpo di oli profumati secondo una tradizione giudaica. Una volta giunte sul posto, trovarono il grande masso che chiudeva l’accesso spostato e la tomba vuota. A quel punto apparve un Angelo che parlò a Maria Maddalena, prima testimone della Resurrezione. Disse non cercare Gesù tra i morti, perché era vivo.

Per quel che riguarda il calendario cristiano, quindi, non ha un valore liturgico ‘profondo’. È un giorno qualsiasi, privo di solennità, non è giornata di precetto (non è obbligatorio andare a messa). È solo una sorta di estensione temporale della domenica dedicata alla Resurrezione. Allunga la festa, insomma, come avviene a Natale, con il giorno di Santo Stefano o il Lunedì di Pentecoste, festivo quasi in tutta Europa.

Un giorno di riposo, tradizionalmente dedicato alle scampagnate, alle passeggiate in riva al mare, alle gite fuori porta. Anche questa abitudine potrebbe venire dal Vangelo. L’evangelista Luca, infatti, racconta una delle prime apparizioni di Gesù risorto: si mostrò ai discepoli in viaggio a Emmaus, poco fuori Gerusalemme. Non più in città, ma fuori dalle porte.

Anche l’usanza di regalare le uova (ora di cioccolato) potrebbe avere origini cristiane. Anticamente, infatti, i fedeli erano soliti pitturarle di rosso e decorarle con croci e altri simboli durante il periodo di Pasqua. C’è anche un’altra spiegazione, legata alla quaresima, durante la quale i credenti sono tenuti al “digiuno ecclesiastico”. È rigorosamente vietato mangiare carne e, in passato, era vietato mangiare anche le uova.

Era difficile però costringere le galline a non depositarle, così i primi cristiani si trovavano con un surplus di uova che non potevano mangiare. Dalla necessità di farci qualcosa sarebbe nata la tradizione di bollirle, per poi dipingerle con colori sacri e simbolici.



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