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‘Sono un uomo disperato, pretendo giustizia’, continua il racconto dell’imprenditore salentino raggirato

by Redazione
31 Dicembre 2022 11:51
in Attualità
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‘Ad oggi sono un uomo disperato a cui è stato tolto ogni bene materiale insieme alla possibilità di potersi sostentare. E sebbene io abbia sempre denunciato tutte le illegalità subite negli anni, ancora non ho ottenuto alcun ristoro, malgrado tutti i fatti raccontati siano stati corredati da numerosissima documentazione. Mi resta l’unica speranza che i Carabinieri possano fare venire finalmente alla luce la verità e chiedo a voi operatori della comunicazione di non abbandonarmi e di non spegnere la luce della pubblica attenzione perché fino a quando non avrò ottenuto giustizia per me e per la mia famiglia non avrò pace’.

La triste storia di Giuseppe, imprenditore del Nord Salento, la avevamo raccontata nei giorni scorsi. Ed è una storia che non può finire nel dimenticatoio perché è il racconto di un uomo che chiede giustizia, di un uomo che ha lavorato una vita intera e adesso si trova in uno stato di indigenza. Certo, ‘Pippi’ non è uno di quelli che si piange addosso e che ha, anzi, coraggio da vendere. Si è sempre rimboccato le maniche e non ha mai avuto timore di sudare per guadagnarsi il pane; ma proprio per questo pretende che venga a galla la verità sulla sua storia e che finalmente si possa fare luce.

Come abbiamo raccontato all’indomani del primo incontro con lui nella redazione di Leccenews24.it, i problemi per il signor Giuseppe hanno inizio quando, giunto alle soglie dell’età pensionabile, si reca al sindacato per inoltrare istanza di pensione anticipata sfruttando la finestra aperta da ‘Quota 100’. È in quel momento che resta sbalordito quando apprende, a seguito dell’estratto conto previdenziale dell’Inps, che non ha diritto ad alcuna pensione in quanto la contribuzione in gestione separata è pari a zero.

‘A zero?’ – si chiede sbalordito l’imprenditore -‘Ma se io ho versato tutto dal primo all’ultimo giorno della mia vita lavorativa?‘.

Parte da qui la sua ricostruzione dell’accaduto che lo porta a convincersi del fatto che sia stato vittima di un raggiro e che i contributi che chi di dovere avrebbe dovuto versare non siano mai stati versati. Non solo. Lui non può andare in pensione…ma in pensione risulta che siano andate tante persone che, a sua insaputa, hanno lavorato nella sua azienda agricola, uomini e donne, italiani e stranieri, a cui sarebbero stati versati contributi per infinite giornate lavorative di cui l’imprenditore era assolutamente all’oscuro. Persone che non hanno mai lavorato nei suoi terreni, persone che hanno percepito indennita di disoccupazione fasulle, persone che stanno percependo pensioni mai realmente maturate.

Pippi si scopre al centro di un sistema di cui è chiamato a risponderne pur essendo stato vittima e non artefice di tanti misfatti. I suoi debiti con Inps ammontano a 8milioni di euro!!! “Come posso essere debitore per azioni criminose che non ho mai compiuto, ma che sono state fatte alle mie spalle a causa del mio basso grado di scolarizzazione?”.

Giuseppe non si dà pace. Partono le denunce alle autorità competenti a cui fanno seguito altrettanti interrogatori presso i Carabinieri.

La sua vita corre come un lampo di luce negli occhi e va indietro nel tempo, a tutto ciò a cui ha dovuto rinunciare per quella maledetta vicenda. Alla sua azienda agricola (racconteremo di come non abbia mai ricevuto un euro, pur essendone beneficiario, per i contributi statali a causa della grandine che si abbattè sul Salento), alla sua azienda nel settore della vendita di automobili (racconteremo di un capannone acquistato e poi perso), a tanti beni immobili costruiti con sacrificio quando il contatore dei suoi affari girava (racconteremo di case messe come garanzia per ottenere prestiti necessari a pagare debiti), alla sua serenità personale e familiare (racconteremo di quando si barricava in casa per paura di riotrsioni fisiche).

Racconteremo, sì racconteremo. Perchè non non abbandoneremo Giuseppe, che ha il volto di quel Salento antico, di quel Salento fatto di lavoratori che non sapevano leggere e scrivere, ma si impegnavano con ingegno e talento per far girare l’economia e spesso venivano raggirati dalla nuova generazione, dalla generazione di chi sa leggere e scrivere, ma non ha cuore e soprattutto non ha onestà.

Alla prossima puntata!

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