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Segreti e colori nascosti dal tempo, la chiesa di Sant’Antonio da Padova a Minervino

by Marianna Merola
16 Gennaio 2022 14:51
in Attualità
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Minervino di Lecce, conosciuta per il suo Dolmen possiede un gioiello che, dopo i lavori di ristrutturazione, è tornato al suo antico splendore. Una volta varcata la soglia, la Chiesa di Sant’Antonio da Padova, a pochi passi dal Convento dei Francescani riformati svela i  suoi segreti rimasti nascosti dal tempo. Almeno quelli che si possono “raccontare”. Se otto camere sepolcrali ipogee riscoperte al di sotto del pavimento non sono state recuperate per ragioni di sicurezza, il restauro ha permesso di scoprire la straordinaria vivacità cromatica del pulpito, prima occultato da una vernice bianca, e dell’altare maggiore.

Una storia lunga storia 395 anni

Secondo alcune fonti la Chiesa di Sant’Antonio da Padova fu voluta dalla locale Universitas, ma la presenza all’interno di alcuni stemmi della famiglia dei Venturi, feudatari di Minervino dal 1619, fa pensare ad un consistente intervento economico dei duchi, da poco insediati. Fondata con il Convento nel lontano 13 giugno del 1624, fu dedicata al Santo portoghese.

La Chiesa originaria non era come la ammiriamo oggi. Più volte la mano dell’uomo l’ha perfezionata, rendendola ancora più bella. Gli stucchi, ad esempio, sembrano risalire alla prima metà del Settecento e ricoprono un apparato decorativo molto più semplice, le cui tracce sono appena visibili in una delle cappelle della navata destra.

Antichissimo anche l’organo con aggettante cantoria lignea, opera di Carlo Sanarica del 1733 sistemato sulla parete sinistra. Tra le opere presenti spicca la tela dell’altare maggiore, «L’Addolorata con Sant’Antonio», attribuita al gallipolino Gian Domenico Catalano e realizzata verosimilmente con la fondazione del convento.

La chiesa è ad aula unica, scandita in quattro campate uguali – l’ultima delle quali è il presbiterio – coperte da volte a botte lunettate. Sulla parete destra si aprono arcate che introducono quattro cappelle, la prima delle quali è dedicata a Sant’Antonio da Padova. I restauri dell’altare ligneo di questa cappella, opera di ebanisti di notevole abilità, hanno rivelato alcuni aspetti finora non conosciuti o poco considerati, come la dedicazione al santo di Padova, messa in dubbio dalla scoperta della figura dell’arcangelo Michele sulla sommità dell’altare o la nicchia che ospita la statua di S. Antonio, di foggia cinquecentesca ma incastonata nella struttura dell’altare di due secoli più tarda.

Tags: itinerari
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