Andrea Giorgi, l’arte del tatuaggio tra motori d’epoca e tradizione giapponese

Dall’esordio a Perugia all’anima “Old School” di Lecce, intervista al fondatore di Tiger Rider Tattoo.

Cosa unisce il rombo di una Harley Davidson al tratto preciso di un tatuaggio tradizionale? La risposta è nel talento di Andrea Giorgi appassionato di motociclismo (possiede una Harley Davidson degli anni ’80 e due Honda enduro – una XL e una XR – sempre dello stesso periodo), titolare dello storico studio Tiger Rider Tattoo di Lecce. Con una carriera iniziata 25 anni fa tra le mura universitarie di Perugia, Andrea ha saputo trasformare una folgorazione letteraria in una missione artistica. Pioniere dello stile Old School nel Salento, ha saputo fondere l’estetica dei grandi maestri giapponesi con l’immaginario dei marinai americani degli anni ’40. In questa intervista, ci racconta la sua filosofia del tatuaggio come percorso intimo e svela le grandi novità che attendono il suo brand, pronto a triplicare la sua presenza sul territorio.

Quando hai iniziato l’attività di tatuatore?

Ho iniziato l’attività di tatuatore 25 anni fa, quando frequentavo l’università a Perugia e un amico mi regalò il libro di un grande maestro giapponese e decisi di intraprendere questa professione, anzi, di avere lo stesso approccio e fare tatuaggi giapponesi.

Hai sempre conservato lo stesso approccio o nel corso degli anni ti sei ‘evoluto’?

Con il passare del tempo, ho fatto cose diverse. Possiamo dire che ho avuto il merito di aver portato qui a Lecce lo stile ‘old school’, lo stile tradizionale americano – l’espressione dei marinai e dei vecchi tatuatori degli anni ‘30, ’40 e ’50 – che prima che lo facessi, non veniva tenuto in considerazione. Poi ho unito i due stili giapponese e tradizionale americano, in un genere che può essere definito ‘californiano’.

Ci sono parti del corpo che consigli di non tatuare?

Se devo essere proprio spontaneo, consiglio di non tatuare il viso, ma soprattutto di fare tatuaggi non per ostentazione, ma per raccontare un proprio percorso, un cammino di vita, che in qualche modo si vuole ricordare. Non è importante, quindi, fare tatuaggi per mostrarli, bensì per averli per sé. Il tatuatore tradizionale come me, quello di vecchio stampo, tende a evitare di lavorare sul viso, perché rischia di cambiare l’approccio sociale. Inoltre, consiglio di tatuare le zone più riservate, poi, ‘quando non c’è più spazio’, quelle più in vista.

Ritieni ci sia ancora un po’ di pregiudizio sul tatuaggio qui in Italia?

Oramai penso che i pregiudizi siano stati abbastanza superati. Sinceramente sono anni che non incontro ‘sguardi perplessi o scettici’, nel momento che si vedono persone tatuate. Ho iniziato a lavorare, ripeto, 25 anni fa e da quando ho fatto su di me il primo tatuaggio ne sono trascorsi 30 e ricordo che ancora c’erano preconcetti, anche abbastanza evidenti, ma al giorno d’oggi ci sono i genitori che accompagnano i figli, anche minorenni, per tatuarsi.

Sei il titolare di questo studio da 15 anni, ma sappiamo che ci sono novità in vista…

Esattamente 15 anni fa ho aperto questo studio qui nel Quartiere Santa Rosa a Lecce, oggi, ho preso la decisione di intraprendere un nuovo percorso e di ampliare l’offerta, aprendo due nuove sedi una in Piazza Sant’Oronzo, nel cuore di Lecce e un’altra a Maglie in Via Regina Margherita sempre nel centro, nei pressi dell’Obelisco.

 



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