Tute cinesi nei reparti covid-19 della Puglia. Tante polemiche ma per l’Inail sono a norma

Gli infermieri e i medici pugliesi avevano sollevato dubbi sulla conformità dei dispositivi provenienti dalla Cina. Il Sirgisl e l’Inail hanno sgomberato il campo: i dpi sono ok. Soddisfazione di Emiliano ma Vox Italia attacca il Governatore

Ci sarà tempo per discutere su come l’Italia e la Puglia si siano attrezzate con i dispositivi di protezione individuale nella guerra contro il coronavirus. E arriverà anche il momento in cui si potrà discutere su come siano stati equipaggiati coloro che sono stati in trincea contro il covid-19. Medici, infermieri, oss, personale sanitario in genere che i cittadini comuni hanno chiamato ‘angeli’ o ‘eroi’ ma che per tutto il mese di marzo e in molti casi ancora oggi denunciano la penuria di mascherine, guanti, tute, e caschetti copricapo.

L’obiettivo comune di sconfiggere il virus fa sì che le polemiche possano essere rimandate a tempi migliori in cui ognuno sarà chiamato ad assumersi le proprie responsabilità.

Ma oggi non è passato inosservato il battibecco a distanza tra il Governatore Emiliano e l’associazione Vox Italia. Oggetto del contendere le tute cinesi che la Puglia ha fatto pervenire ai reparti anti covid-19.

Ricordiamo, per dovere di cronaca, che la prima parte del carico da 50 tonnellate di tute, mascherine e occhiali protettivi era arrivata all’aeroporto di Bari nella giornata del 7 aprile, accolta con grande enfasi dalle autorità sanitarie del territorio che volevano finalmente dare una risposta sostanziosa agli operatori sul campo in termini di dpi. La seconda tranche era arrivata dopo una settimana.

La non conformità di quei dispositivi era stata paventata da Saverio Andreula, presidente dell’Ordine degli infermieri di Bari, che aveva dichiarato apertis verbis: “le tute protettive comprate dalla Regione Puglia dalla Cina non sono idonee ai reparti covid”. A ruota gli era andato anche Filippo Anelli, presidente nazionale dell’Ordine dei medici, che aveva chiesto, per gli stessi timori, il blocco immediato della distribuzione di quelle tute cinesi oltre a lamentarsi, più volte, della mancata dotazione di dispositivi di protezione anticovid per l’intera categoria.

La Regione, preoccupata per i dubbi sollevati sul materiale, dopo aver speso tanti soldi pubblici, aveva chiesto un parere tecnico al Sirgisl, il Sistema regionale di gestione integrata della sicurezza sul lavoro, e all’Inail. Nella giornata di oggi, dopo giorni di silenzio, la Regione ha comunicato la risposta positiva da parte dell’Inail. Quelle tute sono a norma. È stato così tirato un sospiro di sollievo.

«Le tute DPI acquistate dalla Regione Puglia dalla Cina possono essere utilizzate dal personale sanitario. È arrivata oggi la validazione dei dispositivi di protezione individuale da parte dell’Inail. Ringrazio Inal per la rapidità e la puntualità del riscontro». Così ha scritto in una nota il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano.

«Il Direttore Centrale dell’Inail, dott. Edoardo Gambacciani, a seguito della valutazione compiuta dalla struttura tecnico scientifica dell’Istituto, ha attestato che il DPI modello IWODE Protection Cod. FH 370001-3 presenta requisiti tecnici corrispondenti a quelli previsti dalla norma EN 14126/2003. Pertanto il Direttore dell’Inail ha dichiarato la rispondenza alle norme vigenti del dispositivo di protezione per il corpo prodotto da Guangzhou Chaisen Custom Clotingh Supply China Management Co. Ltd.».

Discorso chiuso? Neanche a pensarci, poiché da Vox Italia è partito un attacco forte nei confronti del Governatore di Puglia al fine di ottenere una risposta più precisa in merito a questi dispositivi di protezione fondamentali per non mettere a rischio la salute degli operatori sanitari delle strutture ospedaliere e non della nostra regione.

«La Regione – scrive in una nota Giancarlo Vincitorio, che di Vox Italia è esponente regionale per la Puglia – si è affrettata a fare sapere che le tute cinesi acquistare per l’emergenza covid19 hanno ricevuto l’idoneità da parte del Sirgisl e dall’Inail. Ma le verifiche Inail sul materiale andavano fatte prima di acquistare a tonnellate la merce e soprattutto prima di iniziare a distribuire i dispositivi negli ospedali. Il governatore Emiliano si è fatto fotografare accanto alla merce per vantarsi dell’acquisto. La merce è stata distribuita affermando – come scritto nella lettera protocollo 3816 alle aziende del servizio sanitario regionale il 9 aprile – che “le tute sono state certificate secondo gli standard in vigore in Cina” e che “sono sovrapponibili a quelli UNI-EN in vigore in Italia”. Non riusciamo a capire che bisogno c’era di scomodare Sirgisl e Inail per verifiche e pareri solo successivi e non prima dell’acquisto? Perché si è chiesto parere all’Inail quando la distruzione del materiale era stata già avviata? Evidentemente anche Emiliano dopo l’acquisto qualche dubbio lo ha avuto sull’effettiva efficacia di protezione dal coronavirus di quelle 120mila tute cinesi acquistate».



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