Abusi sulla figlia disabile della compagna e maltrattamenti in famiglia. 44enne condannato a 14 anni di reclusione

Inoltre, è stato condannato al risarcimento del danno in separata sede ed al pagamento di una provvisionale complessiva di 40mila euro per le parti civili

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Si conclude con la condanna, il processo a carico di un 44enne accusato di avere maltrattato la compagna ed abusato della figlia di quest’ultima.

I giudici della prima sezione collegiale (Fabrizio Malagnino presidente, a latere Maddalena Torelli e Marco Marangio Mauro) gli hanno inflitto la pena di 14 anni di reclusione, come richiesto dal pm Rosaria Petrolo, al termine della requisitoria. Non solo, poiché è stata disposta l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e da ogni luogo frequentato dai minori. Inoltre, è stato condannato al risarcimento del danno in separata sede ed al pagamento di una provvisionale complessiva di 40mila euro per le parti civili assistite dagli avvocati Ester Nemola e Maria Cristina Brindisino.

L’imputato, difeso dagli avvocati Rita Ciccarese e Francesco Calcagnile, potrà presentare ricorso in Appello. Le motivazioni della sentenza verranno depositate entro i prossimi 60 giorni.

I fatti si sarebbero verificati dal maggio del 2020 sino al novembre del 2021.

L’uomo, un 44enne residente in un paese dell’hinterland di Maglie, venne arrestato nel febbraio del 2022 a seguito dell’ordinanza a firma di Alessandra Sermarini, richiesta dal sostituto procuratore Simona Rizzo, Rispondeva dei reati di violenza sessuale aggravata dalla minore età della vittima e dal suo ruolo di genitore e maltrattamenti.

Nell’ordinanza, infatti, il gip sottolinea come l’uomo considerasse e trattasse la 13enne disabile come una moglie. Come si legge nel provvedimento: «Aveva sostituito la piccola alla compagna come se fosse lei la moglie……. pretendendo che la bambina lo accompagnasse a fare la spesa, imprecando e diventando violento se la madre si occupava della casa al posto suo. Colpendola con schiaffi in faccia e sul sedere, colpi di cinta sulle cosce e sulla schiena, le tirava i capelli, le sferrava calci nella pancia».

E ancora si legge nell’ordinanza: «La piccola era divenuta la sua compagna dovendolo accompagnare ogni volta che usciva, portandola in campagna anche di sera tanto che mancavano da casa tutta la giornata. E quando rincasavano si assicurava che la bambina non comunicasse con la madre, alla quale era impedito ogni contatto, pena la violenza».

E secondo l’accusa aveva inoltre nei confronti della 13enne delle attenzioni sessuali. Violenze che la piccola ha avuto paura e vergogna a confidare. Inoltre, l’uomo avrebbe umiliato, la figlia della compagna con frasi del tipo: “mongoloide, stupida, non spendo i miei soldi per i libri, tanto non capisci niente”. Inoltre avrebbe costretto la compagna e la figlia a mangiare ciò che cucinava lui ed a isolarsi dalle altre persone ed a stare chiuse in casa senza poter comunicare in alcun modo fra loro.

Durante l’interrogatorio di garanzia dinanzi al gip, l’uomo negò ogni accusa.

Nel corso dell’ascolto protetto, nell’ambito dell’incidente probatorio, invece, la 13enne aveva confermato gli abusi.

Durante le indagini sono state eseguite due perizie, eseguite dallo psichiatra Domenico Suma e dal consulente informatico forense Silverio Greco.

L’uomo venne poi rinviato a giudizio dal gup Alcide maritati e si è arrivati alla celebrazione del processo conclusosi con la condanna dell’imputato.

 

 

 

 

 

 

 

 



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