Era accusato di abusi sessuali verso una 13enne, la Procura chiede l’archiviazione per un sacerdote

Non solo per lui. Anche per la madre e la nonna della presunta vittima. L’ultima parola spetta comunque al gip.

Cadono le accuse verso il sacerdote accusato di abusi sessuali nei confronti di una 13enne. Il sostituto procuratore Stefania Mininni ha chiesto l’archiviazione del procedimento poiché “gli elementi raccolti non consentono di sostenere efficacemente alcuna accusa in giudizio“. Non solo per lui. Anche per la madre e la nonna della presunta vittima. Comunque, sarà il Gip (a cui spetta l’ultima parola) a valutare l’istanza della Procura.

Il sacerdote è assistito dai legali Stefano De Francesco e Vittorio Vernaleone. La madre e la nonna della minore sono invece difese dall’avvocato Francesco Cavallo. Infine, il padre della ragazzina (“parte offesa” e non indagato) è assistito dal legale Benedetto Scippa. Quest’ultimo presenterà, a breve, opposizione alla richiesta di archiviazione.

L’incidente probatorio

Innanzi al gip Cinzia Vergine, nella primavera scorsa, si è tenuto l’incidente probatorio presso il Tribunale dei Minorenni. La 13enne è stata ascoltata, nell’ambito dell’ascolto protetto, alla presenza di una psicologa. La presunta vittima avrebbe, seppur parzialmente, confermato gli abusi subìtiIn seguito, il consulente tecnico, nella relazione, sottolineava la capacità di ricordare e riferire i fatti.

Inoltre, nel corso della testimonianza, continuava il perito, non sarebbe emersa l’esistenza di fattori interni o esterni capaci di incidere sull’idoneità a testimoniare e sull’attendibilità.

La “ritrattazione”

Nel mese di luglio fu comunicata alla Procura, la “ritrattazione” della ragazza (successiva all’incidente probatorio). La giovane, infatti, avrebbe confidato ad una psicologa della struttura protetta in cui si trovava di essersi inventata tutto, per una sorta di vendetta nei confronti della madre. La ragazza vedeva, infatti, nella frequentazione di quest’ultima con il sacerdote, la causa del proprio disagio.

Queste spontanee dichiarazioni furono raccolte in una nota, poi mandata in Procura. Sulla scorta di tale ritrattazione, il pm ritiene che “le dichiarazioni rese nel corso dell’incidente probatorio non possono essere considerate connotate dal necessario requisito di attendibilità“. E continua affermando che “tale obbligata considerazione involge anche la parte delle dichiarazioni involgenti la responsabilità diretta della mamma“.

Infatti, secondo la Procura, “non si potrebbe giungere a conclusioni differenti in considerazione della dichiarata accecante rabbia nei confronti della madre di cui le accuse dirette sarebbero certamente manifestazione“.
Infine, il pm “ha ritenuto opportuno nell’interesse superiore della minore, soprassedere al momento da qualsiasi altro contatto con l’autorità giudiziaria“.

Le iniziali accuse

Nella richiesta d’incidente probatorio comparivano i nomi dei tre indagati: il prete, accusato di violenza sessuale aggravata, con riferimento anche a rapporti “completi” con la 13enne. La madre dell’adolescente, che rispondeva dell’ipotesi di reato di “favoreggiamento”, per non aver riferito agli inquirenti dei presunti abusi subìti dalla figlia e per “false informazioni al pubblico ministero”.

Non solo, anche la madre era accusata di violenza sessuale. Le presunte molestie si sarebbero consumate tra le mura domestiche. Infine, risultava indagata la nonna materna, sempre con l’accusa di “false informazioni al pubblico ministero”, poiché non avrebbe detto tutta la verità al pm, sulla presunta relazione tra il sacerdote e la madre della ragazza.

Le accuse al prete hanno preso avvio dalla denuncia di una zia (una parente del padre, residente in Campania), della 13enne. Veniva fatto riferimento a palpeggiamenti, avances di natura sessuale ed in alcune occasioni, addirittura a rapporti completi tra le mura della parrocchia frequentata dalla ragazzina. I fatti contestati si sarebbero verificati tra dicembre del 2016 e giugno del 2017, in un paese dell’hinterland di Lecce.

Il sacerdote non è stato mai sospeso dalla Curia che lo ha sempre ritenuto estraneo ai gravi addebiti contestatigli. Durante le indagini, condotte dai Carabinieri del Norm di Lecce, sono stati sequestrati il telefonino del parroco e della presunta vittima, per essere analizzati da un perito informatico.

Inoltre, sarebbe emerso un contesto familiare degradato caratterizzato da un’accesa conflittualità e segnato anche da difficoltà economiche. I genitori erano da tempo separati e il padre aveva una recente condanna penale alle spalle.

La ragazza venne anche sentita, attraverso un primo “ascolto protetto”, alla presenza di una psicologa. Per due volte. Anzitutto, subito dopo la denuncia, ma anche in seguito alla visita ginecologica che non avrebbe riscontrato i segni di una violenza sessuale.



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