Minacciarono e torturarono un 33enne di Porto Cesareo, dura condanna per i due “aguzzini”

Il collegio ha poi disposto il risarcimento del danno in separata sede e la provvisionale di 23mila euro a favore della vittima.

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Condannati per tortura, i due aguzzini accusati di avere picchiato a sangue, umiliato e lasciato nudo a terra, agonizzante, un 33enne di Porto Cesareo.

I giudici della prima sezione collegiale (Presidente Stefano Sernia, a latere Sergio Tosi ed Alessandra Sermarini) hanno inflitto: 8 anni a Lorenzo Cagnazzo, 28enne di Porto Cesareo e 7 anni e 10 mesi per Maikol Pagliara, 28enne di Arnesano. Rispondono delle accuse di lesioni personali, sequestro di persona, minacce e violenza privata, porto abusivo di arma da fuoco, ma soprattutto tortura. Tale reato è stato recentemente introdotto nell’ordinamento italiano e compare per la prima volta in una sentenza di condanna.

Accolta dunque l’istanza del pubblico ministero Roberta Licci, titolare dell’inchiesta che fin dall’inizio ha avanzato la grave accusa.

Il collegio ha poi disposto il risarcimento del danno in separata sede e la provvisionale di 23mila euro a favore della vittima. Non solo, anche la somma di 5mila euro ciascuno per il padre, la madre, la sorella, la moglie e la figlia. Le parti civili sono difese dagli avvocati Riccardo Giannuzzi e Francesco Nutricati.

Invece, i due imputati sono assistiti dagli avvocati Ivan Feola e Gabriele Valentini che presenteranno ricorso in Appello, una volta depositate le motivazioni della sentenza (entro 90 giorni).

Aguzzini e vittima erano presenti oggi in aula ed hanno accolto, ovviamente, con differente stato d’animo, il pronunciamento dei giudici.

Invece, l’altro imputato Kevin Soffiatti, 19enne, è stato condannato a 4 anni ed 8 mesi con il rito abbreviato. È difeso dai legali Ladislao Massari e Cosimo D’Agostino.

I tre sono tutt’ora detenuti in carcere (Pagliara nel penitenziario di Bari, per via delle delicate condizioni di salute).

Le indagini

“Se non ti fai picchiare, ti uccidiamo”. Inizia con queste parole l’incubo di un 33enne di Porto Cesareo. L’uomo, il 29 novembre di due anni fa, si trovava insieme agli amici e alla fidanzata in un bar del paese, quando è stato prelevato con una scusa. “Ci serve una mano con una macchina” gli avrebbero detto. Il giovane è  stato accompagnato in un casolare in costruzione alla periferia del paese.

Prima è stato costretto a spogliarsi, poi picchiato ripetutamente con un bastone. Poi, come se non bastasse, è stato minacciato con una pistola. Una volta finita la ‘tortura’ lo hanno lasciato per terra, agonizzante. Il 33enne è riuscito a trovare la forza di chiamare un amico che lo ha accompagnato a denunciare l’accaduto. Sono stati i carabinieri a consigliargli di andare in Ospedale. Al San Giuseppe di Copertino, i medici gli hanno riscontrato la frattura di diverse costole, delle dita di una mano e un trauma cranico con ferita lacero-contusa (45 giorni di prognosi).

Chiuso il cerchio

Sapevano di essere braccati dalle forze dell’Ordine e alla fine hanno ceduto. Si sono presentati spontaneamente in Caserma. È così che per i tre aggressori, in data 5 dicembre 2017, si sono aperte le porte del Carcere di Lecce. Le indagini sono state condotte congiuntamente dai carabinieri di Campi Salentina, Porto a Cesareo e Copertino.


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