Lucio Marzo condannato a 18 anni: “I 44 minuti dell’omicidio di Noemi Durini”. Ecco cosa accadde

Dall’analisi dei filmati di video-sorveglianza lungo il percorso emerge un “vuoto” temporale, tra le 6:23 e le 7:07, nel passaggio della macchina guidata dal ragazzo di Montesardo.

Un lungo arco di tempo e precisamente “44 minuti nei quali si può fondatamente ipotizzare sia stato consumato l’omicidio” di Noemi Durini.

È la ricostruzione dei fatti fornita dal pubblico ministero Anna Carbonara, nel corso della requisitoria di martedì scorso, al termine della quale ha invocato 18 anni di carcere per Lucio Marzo.

Ad avvalorare tale tesi, l’analisi dei filmati di video sorveglianza lungo il percorso, da cui emerge un “vuoto”, tra le 6:23 e le 7:07, nel passaggio della macchina guidata dal ragazzo di Montesardo.

Ritiene dunque il pm che si possa “fondatamente ipotizzare che in detto arco temporale sia stata realizzata la condotta criminosa”.

Cosa accadde in quei 44 minuti?

È lo stesso Lucio, nel corso della confessione dinanzi agli inquirenti, a ricostruire i fatti. Non solo in quella circostanza. Il ragazzo durante un colloquio in carcere con il padre, ripercorre la dinamica dell’omicidio. ” ma il colpo…e poi….i sassi che gli davo in testa…ma dopo che io ho fatto tutto…io ho messo le pietre ma lei cercava di muoversi…però c’erano talmente tante pietre che non riusciva a muoversi…quindi è morta direttamente”.

Secondo il pm, tale condotta era diretta a nascondere il corpo, ma al contempo “era diretta a cagionarne la morte, nella piena consapevolezza che la ragazza fosse ancora viva”.

Inoltre, come dirà successivamente la dr.ssa Carbonara, tale azione fredda e determinata sarebbe sintomatica di crudeltà, altra aggravante contestata a Lucio.

Da un’intercettazione telefonica con il padre, durante il periodo di permanenza nel carcere minorile di Quartucciu, emerge un altro aspetto importante a detta della Procura. Lucio, afferma “.io…io ho fatto…ho fatto quello che ho fatto…ho fatto un omicidio, no? Ho fatto un omicidio e sono colpevole di un omicidio…però l’omicidio l’ho fatto per cosa? “. Questa affermazione, dunque confermerebbe l’aggravante contestata dei motivi abietti e futili.

Inoltre, secondo il pm, il giovane di Montesardo era capace d’intendere e di volere al momento dei fatti e cita uno stralcio della perizia: “Lucio dissimula le circostanze, ma all’interno di queste non presenta condizioni mentali e connotazione psicopatologica”.

La premeditazione secondo il pm è poi confermata “al fine di tentare l’unica strada per liberarlo …allontanare definitivamente da sè Noemi...Lucio uccide Noemi perché il peso è diventato insostenibile“. Infatti, la dr. ssa Carbonara durante la requisitoria evidenzierà i condizionamenti familiari nella relazione tra i due giovani.

Dunque, come ha affermato dal pm, fin dall’inizio della lunga ed articolata requisitoria, vi sarebbe “Un granitico compendio probatorio su cui fondare, al di la di ogni ragionevole dubbio la convizione che i fatti si siano svolti nei modi descritti nelle imputazioni. E questo nonostante i reiterati tentativi di inquinamento probatorio realizzati da Lucio sin dai primi momenti e dai maldestri e goffi tentativi di coivolgere terzi soggetti estranei al fatto”.



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