Condanna Semeraro, i legali dell’imprenditore «per noi nessuna responsabilità»

La vicenda giudiziaria che vede coinvolto Giovanni Semeraro con l’accusa in sede di giudizio di aver inquinato le falde sotterranee di via Taranto, fa parlare di sè©. La difesa dell’imprenditore illustra perchè© Semeraro sarebbe estraneo ai fatti contestati.

La notizia è di pochi giorni fa: Giovanni Semeraro, l’imprenditore salentino ex patron del Lecce Calcio, è stato condannato a 2 anni e sei mesi di reclusione, così come disposto dal giudice Silvia Minerva, perché ritenuto responsabile di avvelenamento colposo di una falda acquifera che scorre sotto il capoluogo salentino.   
           
In queste ore è però arrivata la risposta dei legali della famiglia Semeraro, in particolare dello Studio Sambati che precisa la posizione dell’imprenditore, rendendo nota alla stampa una ricostruzione ben definita dei fatti.

Il processo, si sa, riguarda il deposito di Via Taranto, deposito di carburanti, insistente su terreno della RG Semeraro, che – come si legge nella nota del legale “è stato dismesso – come documentato dalle competenti autorità – nel lontano 1997, e da allora non è stato più possibile alcun tipo di sversamento di materiale inquinante nell'ambito della citata proprietà; pertanto, allo stato non vi è alcuna fonte di inquinamento riconducibile alla Rg Semeraro”.

Così come evidenzia l’avvocato di Giovanni Semeraro “le cause dello sversamento – secondo il giudizio dei consulenti della Procura, riportato nel capo di imputazione – sono riconducibili al cattivo funzionamento delle vasche in cemento che insistevano su quel terreno, e che sono state rimosse – proprio per questo motivo – nel 1980, quando il Dott. Semeraro non era legale rappresentate della società e si occupava di tutt’altro”.

E ancora “Nel momento in cui la RG Semeraro ha appresso dell’esistenza dell’inquinamento e soprattutto della sua entità, attraverso un perizia redatta nell’ambito di un giudizio civile, ha immediatamente intrapreso le operazioni necessarie di “messa in sicurezza” e “caratterizzazione”  – come previsto dalla legge –  conferendo all’uopo incarico ad una delle poche ditte specializzate, a livello nazionale, del settore; le attività di messa in  sicurezza (da non confondere con le opere di bonifica, che saranno intraprese solo in una seconda e definitiva fase sulla base delle indicazioni delle compenti autorità), iniziate nel 2008, sono state ritenute adeguate dal collegio dei periti – guidato dal Prof. Fracassi – nominato dal Giudice per le Indagini Preliminari in sede di incidente probatorio, sempre nell’ambito del processo su indicato”.

Si precisa, inoltre, a pugno della difesa che “L’attività di messa in sicurezza è stata ritenuta congrua anche dalla Regione Puglia e dalla Provincia di Lecce organi deputati al controllo, nonché da tutti i partecipanti alla conferenza dei servizi che segue le operazioni di messa in sicurezza. Al più vi possono essere stati dei ritardi, dovuti ad una serie di cause di ordine burocratico e tecnico, non riconducibili alla RG Semeraro”.

 E poi “Nel corso del processo è emerso che non sono state inquinate – come pure si è letto sulla stampa – acque di possibile destinazione ad uso potabile, in quanto per legge nei centri urbani non è possibile utilizzare i pozzi a tali fini. E comunque le analisi delle acque di falda, acquisite nel corso del processo, hanno dimostrato come le stesse fossero già ricche di elementi inquinanti (in particolare nitrati, batteri e solventi clorurati) tali da renderle inidonee anche per uso irriguo”.
Da ultimo, si precisa che “non c’è stato mai uno sversamento volontario di prodotti inquinanti da parte di chicchessia, e che purtroppo i fenomeni del genere di quelli che si sarebbero verificati alla RG Semeraro  sono comuni a tutti i siti nei quali si manipolano prodotti petroliferi”. Alla luce dei fatti – affermano i legali “il Dott. Semeraro, pur ritenendosi estraneo sotto il profilo penale ai fatti a lui addebitati, assume dinanzi alla città – ed indipendentemente dalle statuizioni della sentenza di primo grado, che sarà tempestivamente impugnata una volta conosciute le motivazioni -, l’impegno di portare a termine la bonifica nei tempi e modi che saranno indicati dalle competenti autorità”.