Mafia, spaccio di droga ed estorsione. Condanna 14 anni e 6 mesi per un imputato nel processo “Final Blow”

Salvatore Bruno, 55 anni, di Lizzanello, detto Bambinone era considerato dalla Procura Antimafia, uno dei referenti dell’associazione per il territorio di San Foca.

Arriva una dura condanna per uno degli imputati del processo con rito ordinario relativo all’operazione “Final Blow“.

I giudici della seconda sezione collegiale (Presidente Pietro Baffa, a latere Francesca Mariano e Valeria Fedele) hanno inflitto la pena di 14 anni e 6 mesi nei confronti di Salvatore Bruno, 55 anni, di Lizzanello, detto “Bambinone”. L’imputato rispondeva del reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti  ed estorsione.

Era considerato dalla Procura Antimafia (il pm Giovanna Cannarile ha invocato la stessa pena), uno dei referenti dell’associazione per il territorio di San Foca.

È assistito dagli avvocati GiovanniGabriele Valentini che potrà presentare ricorso in Appello.

Il collegio giudicante ha condannato invece ad 1 anno con pena sospesa, Antonio Murrone, 59enne di Lizzanello (chiesta condanna a 1 anno e 6 mesi) per un episodio di spaccio di cocaina avvenuto in concorso con Salvatore Bruno, a San Foca nel novembre del 2019. L’imputato è difeso dall’avvocato Maria Azzurra Ciccarese.

È stata invece assolta Manola Biscicchio 33 anni leccese, (il pm ha chiesto 1 anno e 6 mesi) “perché il fatto non è punibile come reato”, come richiesto dal suo legale, l’avvocato Alessandro Stomeo. Rispondeva di favoreggiamento verso alcuni elementi della sua famiglia, in occasione di una perquisizione degli uomini della Squadra Mobile.

Ricordiamo che nel mese di giugno del 2021, sono state emesse dal gup Giulia Proto, ben 54 condanne per oltre 5 secoli di carcere e 8 assoluzioni, al termine del maxi processo con rito abbreviato relativo all’operazione investigativa “Final Blow”, che ha portato nel febbraio del 2020, a numerosi arresti di elementi di spicco dei clan leccesi Pepe e Briganti.

Altri imputati hanno invece patteggiato la pena.

Le indagini

Sono in totale 69 le persone arrestate nel febbraio del 2020, dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Lecce, diretta dal Vicequestore Alessandro Albini, nel corso dell’Operazione “Final Blow”, come disposto dal gip Simona Panzera, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

Il lavoro investigativo ha permesso di accertare la consolidata egemonia su Lecce del Clan Pepe, facente capo a Cristian Pepe e a al fratello Antonio, meglio noto con il soprannome di “Totti”. Le investigazioni hanno evidenziato come il sodalizio criminale avesse ormai preso il controllo esclusivo nella città di Lecce e in molti comuni prossimi al capoluogo, delle principali attività criminali attraverso la gestione di canali di approvvigionamento della droga, la successiva vendita al dettaglio, le estorsioni oltre al controllo del gioco d’azzardo.

Sono emersi ulteriormente elementi relativi al tentativo da parte del clan di influenzare l’operato di amministratori locali al fine di assicurarsi le autorizzazioni a organizzare eventi e spettacoli in un’area oggetto di concessione comunale.

È il caso delle minacce all’assessore Paolo Foresio, dopo la decisione di annullare il concerto dei Sud Sound System al Parco di Belloluogo, previsto per il 1 giugno del 2018. Difatti il giorno prima dell’evento, il Comune di Lecce aveva emesso un provvedimento di diniego, poiché l’iniziativa era incompatibile con la gestione dell’area a verde pubblico. E allora, in una conversazione tra Stefano Monaco, “Totti” Pepe ed il cugino Andrea Pepe, emerge l’ira di quest’ultimo, Consigliere della società che si era aggiudicata la gestione di alcune attività all’interno del parco.



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