Covid in Carcere: “il virus avanza, ma ancora niente test ai poliziotti penitenziari”. La denuncia del Sappe

Il Sindacato torna a chiedere uno screening di massa tra gli agenti e i detenuti, al fine di verificare quale sia l’effettiva situazione epidemiologica nelle carceri pugliesi, come peraltro fatto in altre regioni.

Anche in Puglia, come nel resto di Italia, il virus corre e lo dimostrano la curva dei contagi e l’aumento costante dei casi di Coronavirus che stanno mettendo sotto pressione il sistema sanitario. Tra le armi a disposizione nella lotta al Sars-Cov2, ci sono senza dubbio le misure di prevenzione che toccano da vicino anche le Carceri, ma secondo il Sappe – il Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria – da quando la pandemia ha drammaticamente cambiato le abitudini degli italiani e la quotidianità non è stato fatto abbastanza per evitare il peggio.

Una accusa scritta, nero su bianco, in una nota. «Da mesi – si legge – chiediamo che vengano fatti dei test a tappeto, come peraltro avviene nelle altre regioni, ma inutilmente. Eppure i dati dicono che il virus che ora circola con più facilità, è entrato nelle carceri ed eventuali focolai potrebbero scatenare una tragedia».

Secondo gli ultimi dati, su 55mila ospiti dei penitenziari, 150 sono risultati positivi al Coronavirus, in 41 istituti di pena. Sono 200, invece, gli agenti della polizia penitenziaria in quarantena a casa. Numeri al momento non allarmanti, ma che, avendo a che fare con un’epidemia, si aggiornano giorno dopo giorno. L’attenzione, di conseguenza, deve essere molto alta. Che fare, quindi?

Secondo il Sindacato «non si capisce come mai per i detenuti che entrano in carcere dalla libertà sono previsti l’isolamento preventivo e i tamponi, ma ci si dimentica del personale di polizia penitenziaria e civile che giornalmente entra in un penitenziario, a cui al massimo viene controllata la febbre.

«È possibile – continua la nota– che per portare un detenuto in una comunità o in uno ospedale ci vogliono tutti i test fatti prima, e poi ci sono detenuti semiliberi che escono la mattina e poi rientrano la sera nel carcere senza grandi controlli?».

Per il Sappe, in poche parole, per i poliziotti penitenziari dovrebbero essere previsti dei test periodici come accade per tutti gli operatori “essenziali”, sanitari in primis. «Ma è possibile che in un ambiente carcerario dove il distanziamento sociale non può essere rispettato, per ovvi motivi, non si pone una maggiore attenzione anche per la salute dei poliziotti che, poi devono garantire sia la salute dei detenuti che la sicurezza del carcere?» chiedono dal Sindacato di categoria.

Le proposte

Il comunicato del Sappe conclude con alcune richieste ben precise: che venga fatto uno screening di massa tra gli operatori penitenziari ed i detenuti, al fine di verificare quale sia l’effettiva situazione epidemiologica nelle carceri pugliesi, come peraltro fatto in altre regioni. E ancora «che i magistrati di sorveglianza valutino al più presto la possibilità di concedere una licenza speciale ai detenuti semiliberi (come fatto a Marzo). E che vengano sospesi gli ingressi nelle carceri di tutte quelle persone che hanno una sentenza definitiva con pochi mesi da espiare, (peraltro previsto dal decreto), poiché ciò va ad ingolfare una situazione che è già molto delicata».

L’emergenza non fa altro che “accentuare” i vecchi problemi, quelli di cui si discute da sempre: il sovraffollamento, che non consente di avere più posti disponibili da dedicare ai detenuti in quarantena e la carenza dei poliziotti penitenziari che, in mancanza di adeguati controlli sanitari, potrebbero infettare o essere infettati, rischiando di dar vita a dei focolai difficili poi da controllare.



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