Diffusero video del rapporto sessuale con 16enne che poi si tolse la vita: chiesta la “messa alla prova”

Due ventenni, entrambi minorenni all’epoca dei fatti, rispondono di violenza sessuale di gruppo aggravata e pedopornografia.

Chiedono la messa alla prova i due ragazzi leccesi indagati per la diffusione di un video che ritraeva una 16enne ubriaca durante un rapporto sessuale con loro. Si tratta della stessa ragazza che, tempo dopo, si tolse la vita, impiccandosi, in una comunità terapeutica di Andria. Due episodi distinti, occorre precisare, su cui indagano la Procura di Lecce e quella di Trani.

In mattinata, dinanzi al gup Aristodemo Ingusci del Tribunale per i minorenni, si è tenuta l’udienza preliminare. Erano presenti il pm Imerio Tramis e le parti interessate al procedimento. Gli imputati hanno chiesto la messa alla prova e nella prossima udienza del 25 gennaio, il giudice deciderà se accogliere l’istanza. In quella sede, verranno presentate dai servizi sociali, le relazioni con un progetto personalizzato per ciascun ragazzo.

A quel punto, il giudice stabilirà il periodo di “prova” ed i lavori di pubblica utilità da svolgere, dopo avere interpellato le parti. Fisserà poi un’altra udienza in cui deciderà se “l’esame” sia andato a buon fine. In caso di esito positivo, gli indagati “eviteranno” il processo penale per estinzione del reato.

Due ventenni, entrambi minorenni all’epoca dei fatti, rispondono di violenza sessuale di gruppo aggravata e pedopornografia.

Secondo la Procura, nel marzo del 2017, i due (rispettivamente, fidanzato ed amico della giovane) avrebbero approfittato dello stato di ubriachezza della 16enne per costringerla a fare sesso. Inoltre, uno dei due filmava i rapporti sessuali, realizzando un video che veniva diffuso tra altri ragazzi.

I genitori della ragazza sono difesi dall’avvocato Massimo Bellini. Secondo la difesa, ci sarebbe un nesso tra la diffusione del suddetto video che fece il giro del web e il suicidio della ragazza. I due imputati sono assistiti dagli avvocati Giuseppe Milli e Stefano De Francesco che professano l’estraneità dei propri assistiti alle accuse.

Intanto, come detto, la Procura di Trani ha aperto un’inchiesta sulla tragedia del 19 giugno del 2019, avvenuta intorno alle 15:00, quando la 16enne fu trovata impiccata ad una grata, utilizzando una cintura, all’interno di comunità di Andria, dov’era ricoverata da poco per delle problematiche legate alla depressione.